Cusani intitola il viale del mare al comunista Pietro Ingrao, a Terracina fanno minestra indigeribile di Almirante e Berlinguer
7 Agosto 2020Nel caos della mia vita, mi era sfuggita. Mi manda un messaggio Stefano D’Arcangeli, assessore ai beni culturali e all’assetto del territorio. Lo aprò, è un articolo de Il Manifesto, quotidiano comunista. Stefano D’Arcangeli sta in una giunta a Sperlonga guidata dai uno dei leader moderati della provincia di Latina ,Armando Cusani.
Pochi giorni fa ho dovuto scrivere un articolo su Terracina dove volevano intitolare una piazza a Almirante e Berlinguer, la madre della follia è sempre incinta. Poi, nè Berlinguer, nè Almirante hanno fatto alcun che a Terracina, ma facevano scusa per “emancipare” la revisione storica nel “siamo tutti eguali”.
Un obbrobrio una offesa, perché la storia non è un oblio dove siamo tutti neri nella notte, i fascisti non intitolavano piazze a Matteotti, Amendola, i fratelli Rosselli, Gramsci e potrei andare lontana nell’onda omicida della canaglia fascista. E la Repubblica non intitola nulla ai fascisti, ma li combatte. Almirante in democrazia è diventato capo di un partito e parlamentare, a ruoli invertiti Berlinguer sarebbe stato passato per le armi.
A Sperlonga, recita l’articolo comunista, di una assessore di un altro colore hanno intitolato il viale del mare a Pietro Ingrao, lui comunista di Lenola. Lui uno di quei ragazzi partiti da qui con il “primo treno” della direttissima Roma-Napoli via Formia, che ha portato il mondo da queste parti. Con lui Purificato, de Santis, Libero De Libero.
I primi ragazzi che da qui andarono nel mondo per capirlo e migliorarlo, fecero “magie” nel cinema, nella poesia, nella politica, nell’arte.
Sperlonga lo rivendica, peccato che nelle altre città della provincia a questi ragazzi non hanno dedicato nulla. Pensate come sarebbe stato bello dedicare il teatro comunale di Latina ad uno di Fondi che ha “inventato” il neorealismo. Ma siamo votati alla mediocrità, al non esaltare la nostra storia. Mi tolgo il cappello a chi ha fatto questo generoso gesto non riconoscendosi neanche un poco nel rigore marxista di Pietro Ingrao, ma comprendendone la grandezza.


