Mettiamo i quadri nell’aula del consiglio comunale di Latina

Mettiamo i quadri nell’aula del consiglio comunale di Latina

30 Aprile 2026 0 Di Lidano Grassucci

Consiglio comunale di Latina, vuoto giorno.

Partiamo dalle pareti: spoglie, di un giallo anonimo che non comunica nulla. Ho detto a Renzo Scalco: “Mettiamoci dei quadri”. Renzo è uno sveglio e ha sposato subito la tesi. D’altronde, la nostra pinacoteca è piena di opere meravigliose che nessuno vede; perché non esporle in Comune? Una pinacoteca diffusa e non offesa nei magazzini.

​Persino nel “conclave dei cardinali”, quando attendono la Divina Provvidenza per eleggere il Papa, hanno sopra la testa un “lavoretto” di un certo Michelangelo. La bellezza chiama la responsabilità. Chiedo quindi anche a Cesare Bruni, come riferimento della destra delle memorie nostalgiche di farsi carico del problema. Alla sinistra non chiedo loro la Storia non la studiano la riscrivono impegnati ad essere corretti in amore di flottiglie con tante pretese ma con altrettante inutile offese al buon senso della storia che non è una gita a mare.

​Un confronto necessario

​Dovremmo invitare un artista di fama a fare ciò che Cambellotti realizzò per l’aula consiliare della Provincia, che è decisamente più solenne e viva della nostra.

​Immaginiamo quelle pareti animate dai nostri simboli:

  • ​I grattacieli e il profilo della centrale nucleare;
  • ​Gli aerei di Marchetti e il rombo del motore di una Lancia Astura;
  • ​Gli studenti che studiano e i pub affollati, la pista ciclabile di corsa fino al mare.

​Qualunque cosa, purché si dia colore e si cancelli il vuoto di quel verde spento.

​La didattica dell’identità

​Una volta trasformata l’aula, portiamoci le scuole. Spieghiamo ai ragazzi i simboli nelle effigi: la “guerra” tra i militi (gli uomini nuovi) e i butteri (gli uomini vecchi di secoli). Raccontiamo l’evento imprevisto: l’incontro tra genti diverse da cui è nata una popolazione nuova, né “pura” nel nuovo né legata solo al vecchio, ma semplicemente diversa.

​Dipingiamo questa gente nata da utopie disastrose e rinascite faticose.

​Verso il Centenario

​Serve? Eccome se serve. Io inserirei questo progetto nel programma della Fondazione per i Cento Anni. Un “nodo al fazzoletto” per ricordare l’urgenza di un’identità: che sia un quadro, una Gioconda locale o una battaglia contro le rane delle paludi.

​Perché è nel bello che nascono le idee belle. Speriamo.

Ma naturalmente sarà tutto spento e anonimo come è adesso.