Latina ha identità? Da vendere, persino una aerea
13 Maggio 2026Ci penso e ci ripenso, e credo che il vero nodo di Latina sia questo: l’incapacità di pensare in trasversale. Siamo intrappolati nel vizio di ripetere il niente, in due grandi bugie: “siamo una città giovane” e “non abbiamo identità”.
Basterebbe voltarsi per smentirle. L’identità è ovunque, basta saperla leggere.
La terra che ha insegnato al mondo a volare
Prendete Cori: sabato si inaugura il museo dedicato ad Alessandro Marchetti. Parliamo dell’uomo che ha messo le ali all’Italia, l’ingegnere che fornì a Italo Balbo i mezzi per le trasvolate atlantiche. Era di Cori, ma non è un caso.
A meno di dieci chilometri pulsa il cuore dell’Aeronautica Militare: l’aeroporto di Latina, dove ogni pilota italiano impara ad andare per cielo in elica.
Vogliamo proseguire?
- Sezze: A una manciata di metri c’era il tempio del volo a vela, la patria degli alianti.
- Sicamb: Accanto alle piste, si fabbricano i seggiolini eiettabili che salvano la vita ai piloti dei caccia in tutto il mondo.
- Tre Ponti: Per chi preferisce la pace, qui si arredano i sogni degli aerei civili con l’ aviointeriors.
- Aprilia: Ogni volta che un Capo di Stato — o finanche il Papa — poggia il piede a terra scendendo da un aereo, lo fa su una scala Aviogei, rigorosamente made in Aprilia.
Un’identità dipinta nel vento
Non è solo industria, è amore. Dalla rupe di Norma decollano deltaplani che attirano turisti da ogni dove, regalando una prospettiva verticale sulla nostra pianura. Latina ospita un Aero Club con simulatori d’avanguardia. Persino l’arte ci ha celebrato: i maestri dell’Aeropittura futurista dipingevano queste terre visti dall’alto, catturando la velocità e l’estetica dell’elica.
Siamo così “aerei” che lo Stato ha dovuto piantare qui la contraerea, a Sabaudia, con la caserma Santa Barbara (già Sforzesca).
La malafede dello sguardo
Non abbiamo identità? Ne abbiamo fin troppa, ma non sappiamo metterla in fila. Non ci raccontiamo, non ci lodiamo; preferiamo cercare piccole beghe di cortile invece di guardare l’orizzonte.
Il punto è semplice: se sei immerso fino al collo in una zuppa inglese e continui a ripetere “qui manca il dolce”, il problema non è la ricetta. Il problema è la tua malafede


