Sezze: Lucidi e il pd non hanno visto arrivare Campoli

Sezze: Lucidi e il pd non hanno visto arrivare Campoli

23 Maggio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Mi riprometto sempre di non mettere penna su Sezze — ci sono nato e cresciuto, anche se poi la vita mi ha portato a fare altro — eppure ci ricasco sempre. Si voterà l’anno prossimo per scegliere il nuovo sindaco, e quello che ai miei tempi era l’ovvio, oggi diventa il caos del tempo presente.
L’amministrazione di Lidano Lucidi ha fatto il possibile (forse), ma si è mossa senza punti di riferimento, senza un’idea chiara del ruolo di Sezze “nel mondo”. La città è diventata sempre più autoreferenziale, incapace di un confronto dialettico con le altre realtà. Basti guardare al dibattito sulla Via Appia patrimonio dell’Unesco: Sezze non c’è, non dà segni di sé. Lo stesso vale per la discussione sull’università, un ambito in cui Sezze avrebbe potuto far valere una cultura radicata, storica, e non inventata sul momento.
Ma tant’è. A questo si aggiunge la crisi di una sinistra, che oggi ha il suo regista in Sergio Di Raimo, che si è sempre assolta prima ancora di subire il processo sociale; una sinistra rimasta immobile davanti alla trasformazione del suo elettorato, passato da popolo a élite, dall’essere l’espressione di “tutta Sezze” a rappresentarne solo piccole porzioni. Il risultato è la cecità davanti all’evidenza. Già al referendum sulla magistratura, la mobilitazione di ogni frangia della sinistra portò alla vittoria del Sì, proprio come a Latina, segnalando chiaramente la fine della “variabile rossa” — e da tempo, ormai. Oggi la sinistra locale parla di “campi larghi”, ma si ritrova bloccata in una cesa zeca a Portaturo, dove però nessuno ricorda più né dove sia Portarturo, né cosa sia una cesa.
In politica, si sa, i vuoti non rimangono tali. E quindi? Se Lucidi si autoreferenzia e la sinistra si autoassolve, arriva chi rilancia. Oggi, ed è già cronaca, intorno ad Andrea Campoli si stanno aggregando ben sei liste, e la sua proposta non sta trovando opposizione. Qualcuno dirà: ma così tradisce le sue origini? Il tradimento presuppone una fede, non una rendita di posizione. Altri obietteranno che ci saranno sinistre a destra e destre a sinistra. Ma qui tutti hanno militato in tutto, dando vita a una balcanizzazione della politica che affonda le radici nella gestione del potere, a scapito del bisogno reale di governare un cambiamento inevitabile.
Andrea Campoli, a sinistra, non l’hanno visto arrivare; pensavano fosse “in altre faccende affaccendato”. Ma Campoli che corre fuori dalla sinistra che lo ha visto protagonista è una eccezione? A Salerno, che non è esattamente Sezze, corre a sindaco Vincenzo De Luca, che del PD è esponente nazionale (e a mio parere l’ unico con qualche idea sociale e politica di sinistra) , il cui figlio, Piero, è segretario regionale del PD, Senza il PD, senza il simbolo del PD. Lesa maestà? No, quello vince.
Il mio professore di Storia dei partiti, Carlo Vallauri, spiegava che la scissione socialista di Palazzo Barberini sarebbe stata un normale litigio tra compagni, se non fosse che uno degli scissionisti era Giuseppe Saragat: l’unico, tra i socialisti, che avesse letto (e capito) Marx.
Ecco, si comincia sempre da chi ha capito una grande storia