Travaglio ha sempre ragione, pardon è lui la ragione

Travaglio ha sempre ragione, pardon è lui la ragione

5 Giugno 2026 0 Di Lidano Grassucci

​Perché accanirsi? Accanirsi è peggio che sbagliare, perché trasforma l’errore in qualcosa di voluto, cercato, persino consapevole.

​Assisto a uno scambio tra Paolo Mieli e Marco Travaglio. Il primo – che pure a suo tempo aveva sostenuto l’inchiesta del Fatto Quotidiano su Nicole Minetti – invita il secondo a soprassedere, a incassare il colpo. E invece? L’altro si arrocca nel ruolo di vittima: non comprende il Presidente della Repubblica, dissente dal Guardasigilli, contesta per ben due volte la Procura di Milano. Travaglio ricorda quel guidatore che, sentendo alla radio “Attenzione, c’è un pazzo contromano in autostrada”, commenta stupito: «Uno solo? Qui saranno centinaia!».

​Fa tristezza, Travaglio. Ricorda quei bambini che pretendono di aver sempre ragione e, se le cose vanno male, incolpano il destino cinico e baro. Si muove come un santo senza Papa, guidato da una fede che, alla fine, si riduce a pura vanità autocompiaciuta. Lui abita il “vero”, ma in un altro mondo. La sua non è giustizia sottoposta al vaglio di terzi, è una scomunica calata dall’alto della sua cattedra.

​Mieli insiste sulla necessità, a volte, di saper tacere. Travaglio invece parla, e d’un tratto la scena smette di essere grande giornalismo per trasformarsi in un siparietto da bar. Uno di quei dibattiti in cui chi sostiene che la Terra sia tonda viene dato del baro o del bugiardo, perché «se guardo dritto l’orizzonte non fa una piega, quindi è piatta, e chi dice il contrario rema contro di noi».

​Così vanno le cose del mondo quando non si accetta la propria fallibilità. Chi non ha la forza di ammettere il proprio torto finisce per delegittimare anche le sue ragioni, ammesso che ne abbia mai avute