I nos di De Luca e l’ antidoto a Vannacci, la sinistra è rigore
18 Giugno 2026
Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente
lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
La sinistra, un tempo, era rigore rivoluzionario. Ricordo quando, ragazzi, andammo con un gruppo di amici di Sezze al Festival nazionale dell’Unità a Milano. In piena euforia, avevamo decisamente esagerato con vino e birra ed eravamo decisamente sopra le righe. Lungo un viale del festival ci incrociò il compagno Gian Carlo Pajetta. Provammo a onorarlo con la nostra allegria molesta, ma lui, rigido come una lama, ci fulminò: «Ma se scoppiasse la rivoluzione adesso, voi che fareste? I coglioni?».
Ecco cos’era quella sinistra: rigore, tolleranza zero per chi non rispettava le regole e le leggi, fossero pure leggi borghesi da rifare. Oggi, invece, la sinistra è diventata il regno della giustificazione e mai della responsabilità.
Il compagno Pajetta ci fece lezione con lo stesso animo con cui, anni dopo, Vincenzo De Luca avrebbe formato a Salerno il Nos, il Nucleo operativo speciale dei vigili urbani, nato per intervenire sul decoro urbano sotto la propria personale responsabilità. Questa era la sinistra popolare: quella che sa perfettamente che l’abuso di un singolo nega il diritto di tutti gli altri. Venti uomini capaci di essere dove serve, per difendere gli ultimi da chi trova sempre un pretesto per farsi prepotente.
Da ragazzo non ero propriamente vicino ai comunisti; noi socialisti guardavamo oltre il Pci, per opportunità e per vocazione. Ebbene, quando andavamo alle manifestazioni con l’intenzione di contestare il Bottegone o la Cgil, non siamo mai riusciti a vedere l’uscita della stazione Termini: il servizio d’ordine comunista ci spiegava, con dovizia di ceffoni, che la rivoluzione non è un girotondo.
Chi l’ha detto, allora, che la sinistra debba essere pacifica, molliccia e lassista? La sinistra è rigore. È De Luca, non quella di Elly Schlein che insegue le mode piccolo-borghesi. Il proletariato vive il bisogno sulla propria pelle e ha fame di rigore etico, non del lassismo figlio della paura. Certo, la repressione da sola non è mai la risposta, ma l’ordine aiuta a rispondere ai bisogni reali delle periferie. L’alternativa al modello del rigore? È l’abbandono dei quartieri e dei “tribolati” alle braccia di Vannacci.


