Alemanno, non la condivido ma quel carcere è sbagliato, terribilmente

Alemanno, non la condivido ma quel carcere è sbagliato, terribilmente

24 Giugno 2026 0 Di Lidano Grassucci

Gianni Alemanno è uscito oggi dal carcere. Non condivido nulla, ma proprio nulla, della sua idea di mondo, ma non ho ritenuto e non riterrò mai giusto il suo stare in cella. E sto qui anche a contestare certe sentenze, perché in democrazia si può fare anche questo.

Perché?

​Al di là di accuse, poi sentenze, che spesso sono sembrate più degne di un “romanzetto criminale” sul filo del savianismo che di ricostruzioni vicine alla realtà, resta un dato di fondo che vale per lui come per tanti poveri cristi: essere privati della libertà – la cosa peggiore che possa toccare a un essere vivente – deve essere sempre un fatto straordinario, una misura razionale da adottare solo di fronte a un pericolo vero e concreto per la collettività, oltre ogni ragionevole dubbio.

​”Mondo di mezzo” e “Mafia Capitale” sono state, anzitutto, formule suggestive. La prima è un bel titolo per un libro; la seconda è stata strutturalmente smontata nel 2020 dalla Corte di Cassazione, che ha escluso la natura mafiosa dei reati contestati. Restano altri reati, ma serviva la privazione della libertà?

​Alemanno, così come mi capitò in passato di pensare per i presunti “baci di Andreotti”, avrei voluto combatterlo con gli argomenti e con il voto, non con i carabinieri. Vedere lo strumento giudiziario sovrapporsi al dibattito democratico è qualcosa che giudico non solo ingiusto, ma ignobile, se pensiamo che la civiltà giuridica nasce proprio per difendere l’individuo dall’abuso dello Stato e dei suoi poteri.

​”Ogni uomo ha una proprietà sulla propria persona: su questa nessuno ha nessun diritto se non egli stesso”.

John Locke

 

​Questo principio vale per i miei amici, per i miei avversari e per i miei nemici. Ed è per questo che non accetterò mai la logica di una giustizia che si fa supplenza della politica.