Latina nell’afa indossa il cappotto, il vizio del cemento e del travertino: il caso del Podgora e di via Don Morosini
25 Giugno 2026Non so, non so
Perché continuano a costruire le case
E non lasciano l’erba, non lasciano l’erba
Non lasciano l’erba, non lasciano l’erba
E no, se andiamo avanti così
Chissà come si farà, chissà, chissà come si far
Adriano Celentano, Il ragazzo della via Gluck
Nel mondo che corre, oggi si piantano alberi ovunque si possa. A Roma il sindaco Gualtieri ha depavimentato l’area della vecchia Fiera per far respirare la terra; a Milano mettono gli alberi in aria; i cinesi e gli arabi riforestano il deserto.
E da noi a Latina? Mettiamo il travertino o una colata di cemento in ogni spazio libero. Gli ultimi esempi sono la piazza di Borgo Podgora e gli interventi in via Don Morosini con impianti di cemento quando lo sport è pallone sull’erba e capriole.
Mentre il mondo cerca un po’ di respiro in un’estate afosa, noi cosa facciamo? Ci mettiamo il cappotto.
Pavimentiamo tutto. Non ci piace la nuda terra, forse per paura di infangarci. Sarà un retaggio del fango invasivo che un tempo copriva i poderi, ma credo sia soprattutto la tristezza di non saper guardare oltre Borgo Piave. Bisognerebbe iniziare a pensare – ovunque, a partire dalla commissione urbanistica – non a dove aggiungere altro travertino, ma a dove toglierlo per piantare alberi.
Dovremmo tornare contadini amanti del grano e non di pietre bianche.



Senza cemento non c’è speculazione . Questo è il triste motivo.
Non nominate il sindaco di Roma come esempio virtuoso per il verde pubblico. Pagheremo per decenni il suo infausto passaggio nella capitale, che ha distrutto centinaia di alberi di alto fusto quasi secolari per regalare cemento e arbusti destinati a seccarsi in una stagione