Pendolari della Latina-Roma: dalla protesta alla resilienza
25 Giugno 2026La linea ferroviaria Latina-Roma è l’incubo giornaliero delle centinaia, se non migliaia, di pendolari costretti a prendere il treno per lavoro e studio su quella tratta. In realtà i treni da qualche anno li hanno aumentati e rinnovati mettendo in servizio tutta una serie di nuovi convogli musicali: Jazz, Rock, Pop, Blues. La sinfonia però non è cambiata perché la rete ferroviaria è la stessa e, anzi, ora che è sovraccarica di treni, è diventato più difficile fare in modo che sia in piena efficienza. Qualcuno tra il personale di Trenitalia ammette, a mezza bocca, che la manutenzione viene realizzata poco e male e quindi si moltiplicano blocchi della circolazione e rallentamenti.
Negli ultimi tre anni, però, è stata superata, abbondantemente, la soglia dell’orrore sulla nostra linea. Ritardi, guasti e scioperi si sono alternati quasi ogni giorno, costringendo noi malcapitati utenti a ritardi siderali che si tramutano in ore di lavoro perse, stress e incazzature. Un giorno si blocca un Intercity a Torricola. Il giorno dopo un incendio ferma la circolazione a Pomezia. Quello dopo ancora un investimento a Fondi manda a ramengo la viabilità per ore. Poi rubano il rame a Campoleone, poi manca l’elettricità, poi non si trova il macchinista di turno. Un danno umano ed economico incalcolabile e nonostante tutto, tranne le urla contro gli incolpevoli capotreno, i pendolari sopportano stoicamente, anzi come si dice da noi “abbozzano”.
Non è stato però sempre così. Tanti anni fa, forse trenta o trentacinque, i pendolari si ribellarono all’ allora Ferrovie dello Stato, quando venne introdotto il sistema Metrebus obbligatorio. Sostanzialmente FS non permise più di fare l’abbonamento “solo treno” ma si era obbligati a pagare un abbonamento che prevedeva anche autobus e metro. Costi raddoppiati quindi, anche per chi lavorava vicino Termini o Tiburtina e non doveva prendere altri mezzi per arrivare a destinazione.
I pendolari ribelli fondarono l’APIN, che stava per Associazione Pendolari Incazzati Neri, e organizzarono una fenomenale protesta. Era una protesta pacifica ma terribilmente efficace, “la protesta delle monetine”, che senza cadere nella trappola di sanzioni o denunce mise alle corde la controparte.
I pendolari del tempo si divisero in gruppi di dieci o quindici persone in base al treno che prendevano e salivano, insieme, sulla stessa carrozza senza biglietto ne abbonamento. Ogni gruppo portava con sé un malloppo di monetine corrispondente al prezzo di un biglietto più la sanzione. Il primo membro del gruppo “beccato dal controllore” pagava la sanzione ed il biglietto con le monetine del malloppo comune. Le monetine erano del taglio minimo possibile allora: una o massimo cinque lire. Il controllore non poteva rifiutarsi di ricevere il pagamento in monete ed era costretto a contarle una ad una. Praticamente passava tutto il viaggio da Latina fino a Roma a contare le monetine e non poteva controllare tutto il resto dei rivoltosi che, quindi, viaggiavano senza pagare. Molte volte il controllore arrivato a Campoleone sbuffava e lasciava le monetine al controllato “Basta! m’avite rotto o cazzo cu ste monete. Manco ci vedo senza occhiali”. L’obiettivo dichiarato non era quello di evadere il costo del biglietto ma di costringere la sospensione del “paraculo” balzello aggiuntivo inventato da FS. Me la ricordo bene la protesta perché mio padre era uno degli APIN e mi raccontò che FS, per evitare la capitolazione, fu costretta, dopo diversi mesi, ad introdurre una discutibile regola, che prevedeva la possibilità di pagamento in moneta solo fino ad una certa quota del dovuto. Nel frattempo però i più agguerriti APIN erano andati in pensione e nessuno impugnò quella regola da azzeccagarbugli che, forse, sarebbe stata demolita in qualche aula giudiziaria creando ulteriore imbarazzo alle Ferrovie dello Stato. Parliamo però di tempi diversi e oltre alla fantasia c’era anche un po’ meno rassegnazione non solo tra i pendolari, ma in generale tra gli italiani. Oggi i pendolari, come tutti, sembrano rassegnati a subire qualsiasi cosa. Preferiscono, casomai, essere resilienti e si organizzano per supplire alle mancanze del servizio dei trasporti. Hanno creato, per esempio, una chat “Pendolari Latina-Roma: ritardi e guasti” che conta più di mille membri e fornisce un servizio di supporto e auto-aiuto indispensabile per i pendolari. Per questioni statistiche in qualsiasi ora del giorno ed in qualsiasi giorno, c’è sempre almeno uno dei pendolari-iscritti che sta sul treno o in Stazione ed è in grado di fornire, in tempo reale, dettagli sulla situazione della circolazione. Così i pendolari che sono in procinto di uscire da casa o da lavoro possono, in caso di guasti o rallentamenti, scegliere la migliore soluzione alternativa e si evita pure l’assalto ai pochi treni in partenza. Forniscono informazioni sul “primo treno utile” e sulla condizione di vivibilità delle carrozze (affollamento e funzionamento della regolazione termica). Chi viaggia nei mesi estivi sa che queste sono informazioni necessarie se si vuole sopravvivere al viaggio. Il treno sovraffollato e senza aria condizionata è l’unico caso in cui si può derogare alla regola del “primo treno utile”. In passato in chat si fornivano anche altre informazioni su oggetti smarriti in carrozza o sui parcheggi per le auto in Stazione, ma i severi amministratori della chat hanno deciso di limitare le comunicazioni alla sola viabilità per evitare perdite informative o inutili diatribe.
PS Chiedo perdono ai pendolari ed alla lingua italiana per l’uso dell’immondo aggettivo resiliente ma non ne ho trovato uno migliore.


