Lezione crociana
28 Giugno 2026Nel vivere ci capitano mille cose, sempre diverse, mai uguali a sé stesse. Se siamo banali nulla cambia in noi; il cambiamento, del resto, è faticoso e toglie il respiro. Eppure, quell’apnea è necessaria.
Pensava Benedetto Croce che la storia fosse come una scala, sulla quale si può solo salire fino alla vetta, che è la libertà. Credo ci sia del vero in questo, ma esiste anche l’eccezione: ci si può fermare, si può sbagliare, o si può scoprire che salire non è affatto progredire, ma marciare all’indietro. Resta però incontrovertibile che la vita non ammette repliche né ripetizioni; altrimenti sarebbe “il giorno della marmotta” e non il percorso crociano. Quando quel cammino di libertà si interruppe per un ventennio, con le tragedie che ne conseguirono, Croce aprì una parentesi, restando fermo nel suo alveo, nel suo corso.
Aveva il culto del meglio, Croce, e per questo escludeva il rinculo del brutto. Per lui la libertà progrediva sempre, solida come la Statua della Libertà per chi cercava speranza nel Nuovo Mondo, trovandola bella come una rivoluzione. E da lì non si tornava indietro. Arrivati in quel luogo – forse il più difficile del mondo, dove i destini venivano smistati – nessuno ripercorreva i propri passi; anzi, andavano oltre, fino a quel Pacifico che poi si rivelava agitato. Un nome che è un paradosso, il trionfo dei luoghi comuni.
Così è il percorso di questa vita. Che per Diana, adesso, è finita.


