30 giugno, Latina salta l’ appuntamento con se stessa
30 Giugno 202630 giugno 1932: una data oramai cancellata dal calendario della città. Oggi, 30 giugno 2026 ricorre il 94ºanniversario della posa della prima pietra di Latina, allora Littoria. È la data da cui prende avvio la storia della nostra città, un passaggio fondamentale che, al di là di ogni giudizio sul contesto storico in cui avvenne, appartiene alla memoria collettiva di tutti. Giornata del ricordo, giornata di consacrazione e scontro tra Cencelli e Mussolini, giornata dove riscoprire le storie: di tecnici, urbanisti e i “disegnatori” del territorio, le figure della cerimonia e del culto, gli operai anonimi, i “cariolanti”, il contesto artistico e intellettuale dell’epoca. Le politiche di regime, dall’anti-inurbanesimo, all’intuizione della “città terra” per arrivare alla nascita della prima “citta nuova” del fascismo. Invece, ancora una volta, registriamo il nulla:
nessun convegno, nessuna presentazione di libri, nessuna mostra documentaria, nessuna occasione di approfondimento storico e nessun momento di riflessione pubblica. Neanche un semplice manifesto affisso sui muri!
Un silenzio imbarazzante da parte di istituzioni, partiti, associazioni e media.
Una città matura racconta la propria storia, la studia, la contestualizza, perché la memoria non significa solo celebrazione, ma conoscenza, perché senza conoscenza non esiste identità, non esiste senso di appartenenza, non si costruisce alcun domani.
Oramai è inutile stupirsi e sperare, da chi continua a considerare la cultura elemento marginale e residuale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: anno dopo anno, dimenticando una delle proprie ricorrenze più significative, si rinuncia a cercare di costruire una coscienza civile e magari condivisa. Ricorrenze come il 30 giugno meriterebbero politiche capaci di trasformare questa data in occasioni di confronto e di studio, per suscitare politiche culturali vive e coinvolgenti, anziché dimenticare e tacere. Perché il silenzio, con il trascorrere del tempo, e senza “farne memoria”, si perde. In questi ultimi anni ci siamo battuti perché la riscoperta del 30 giugno, magari alla pari del 18 dicembre, ma senza spirito di primato di una data sull’altra, solo il desidero di una corretta analisi storica. Senza verità la memoria si svilisce, e Latina rischia di smarrire anche la direzione del suo domani. Questo vuoto -per noi- non è motivo di rassegnazione, ma stimolo per far nascere nuove e più iniziative, capaci di restituire al 30 giugno il suo giusto valore.


