Il prossimo sindaco di Latina? Santa Maria Goretti
7 Luglio 2026Chi sarà il prossimo sindaco? Ma, soprattutto, come sarà la città che lo ospiterà?
Mentre qualcuno arriva a chiedere persino il terzo mandato a Mattarella – il che lo porterebbe a superare il ventennio, e suona decisamente male – Il Sole 24 Ore ci racconta che intorno al sindaco Matilde Celentano ci sia un grande consenso. Non lo metto in dubbio. Ma forse ai sondaggisti, al telefono, hanno risposto come rispose una volta Alessandro Allocca dalla redazione di Latina Oggi: “Sono tutti impegnati sull’altra linea”.
Io non conto nulla, anzi, nulla conta più in me; eppure, tutto questo entusiasmo attorno all’amministrazione proprio non lo vedo. Direbbe Lucio Dalla: siamo “senza allegria”. Intorno, vedo solo parole perse dentro un sole cocente che le abbronza.
I grandi partiti politici non dovrebbero aver bisogno di sondaggi o di indici di gradimento, perché i partiti sono la gente, non la sua rappresentazione. Il consenso non farselo raccontare dai giornali; lo respirano ogni giorno. A Latina il centrodestra è quasi tutto, la sinistra è solo qualcosa; ma dentro quel centrodestra c’è una pancia democristiana che comincia a stancarsi delle assenze e pretende presenze.
Alle cerimonie per Santa Maria Goretti il sindaco c’era, ma era solo. Sembrava un atto dovuto, formale, privo di quella devozione che non dico debba essere personale, ma quantomeno della comunità. Santa Maria Goretti sarebbe la figura perfetta per un confronto profondo sulla donna, sul sacrificio, sulle radici di un Paese violento e dimenticato dal tempo. E invece niente. È come se ad Assisi, per San Francesco, ci si limitasse a organizzare una processione senza una contemporanea riflessione sul presente.
Manca una riflessione che cerchi le radici di Latina, il suo bisogno di sacro. Una riflessione dell’anima, non dei palazzi.
Ma niente. Vi immaginate, a teatro, un incontro tra Giordano Bruno Guerri e un teologo, o con il vescovo stesso, o magari con Felice Accrocca – corese e arcivescovo di Assisi – a parlare finalmente di anima?
Ecco cosa significa avere cultura. Significa essere originali nel mondo, e non limitarsi a ospitare i Ranucci o i Veltroni di turno che vengono a dire qui le stesse identiche cose che direbbero a Sondrio, per poi far passare tutto in TV.


