Latina e la fantasia bandita

Latina e la fantasia bandita

16 Luglio 2026 0 Di Lidano Grassucci

​Enrico Berlinguer diceva che la fantasia appartiene solo ai bambini e ai rivoluzionari, perché entrambi immaginano il mondo di domani.

​In queste parole è racchiuso il “male di vivere” di una Latina che ha solo ripetitori e mai visionari fantasmagorici. Qui è l’uniforme a tenere la scena, non la libertà di vestire colorato o di stare nudi, pronti a tuffarsi in mare.

​Qui non si crea, si ripete. Antonio Pennacchi distingueva le città con i castelli in cima (che creavano sudditi) da quelle con le chiese (che facevano fedeli) o con i templi (dove nascevano i miscredenti). E Latina? Latina non ha castelli, le sue chiese sono in piano e i suoi grattacieli non sono venerati, ma bestemmiati. Non ha una vera dimensione. Persino Palazzo M è piatto: dopotutto, disegnarlo ricalcando l’iniziale del dittatore non fu certo un fulmine di fantasia.

​Latina si compiace di ogni sua replica, ma nel confronto con l’esterno non esprime alcun progetto nuovo; non riesce nemmeno a immaginarlo. È stereotipata, prevedibile. A settembre perde il mare, a giugno ha il lago di Fogliano “tappato”, ogni due mesi i trasporti vanno in crisi. La pulizia manca tutto l’anno e per un anno intero le fontane restano all’asciutto (non danno acqua, figuriamoci il vino). Intanto, ci si accapiglia sul nome di giardinetti che restano sbarrati per “restauro” o, peggio, per paura. E per combattere il degrado? Semplice: ci si versa sopra una colata di cemento per farci campetti da gioco, ottimi solo per accumulare calore.

​Latina ha uno stadio del 1932 e ci si accapiglia sopra; Frosinone ha uno stadio vero e ci investono gli americani. Che dirvi? Alla fine i racconti locali parlano di mirabilia che somigliano ai giochi di un luna park deserto, consumati dal sole e dalla pioggia, dove nessun bambino ha mai sorriso.

​Città del silenzio? Peggio: banale.