Lidano e Pier Paolo Pasolini
18 Luglio 2026Io sono un uomo antico, che ha letto i classici, che ha raccolto l’uva nella vigna, che ha contemplato il sorgere o il calare del sole sui campi. Non so quindi cosa farmene di un mondo creato, con la violenza, dalla necessità della produzione e del consumo. Detesto tutto di esso: la fretta, il frastuono, la volgarità, l’arrivismo. Io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù.
(Pier Paolo Pasolini)
Mi imbatto in questa frase, in questo pensiero del più raffinato “conservatore” italiano. Pasolini era testimone di un mondo contadino, radicato alla terra e a lingue che ormai si capivano in tre. Pasolini aveva toccato il grano, era stato graffiato dal mais; sapeva che il vitellino era un sacrificio necessario per non morire.
Lo dico perché da un mese sono coinvolto, impegnato per un accidente — la nascita dell’Associazione dei Lidano —, a confrontarmi con queste radici. Guardo le mie mani: sono di pelle morbida; quelle di mio nonno erano cuoio. Poi vedo i volti dei Lidano: l’età si legge su ciascuno di noi, ma poi emerge il condiviso, ciò che ci ha uniti nel corso del tempo.
La mia terra è fango, acqua e terra. La mia terra è abitata da un bestiario che si fa raro: girini, rane, anguille, saettoni, cani senza razza, vitelli senza futuro, bufale infangate, annutoli. E gatti con un istinto che non è da croccantini, ma assassino, d’una bellezza rara.
E ancora: mangiare le pannocchie ancora tenere, dolci nei chicchi. Quella puzza di zolfo, come subito prima dell’inferno. I fagioli rampicanti sulle canne, che non portano sulle nuvole da nessun gigante, e le galline che non fanno uova d’oro, ma uova da mangiare, per non morire di fame.
Così, a chi mi chiede chi sono, dico: un contadino debole. Un salvato dal banale che sarebbe arrivato, dalle facce tutte uguali. Non ho bisogno di altro, se non di cercare nespole che annunciano il viaggio verso il caldo, fino all’uva che si lava con le piogge di fine agosto e fa autunno subito dopo.

