La convenienza e l’ideale. Sulla parte politica

La convenienza e l’ideale. Sulla parte politica

19 Luglio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Mi conviene essere socialista? Domanda sbagliata: non è una convenienza. Lo si diventa perché si viene travolti da un’idea, da un’utopia, da un ideale. Nella vita ci sono cose che conviene fare e altre che, semplicemente, non puoi non fare. La vita è dovere nella ragione o incredibile assurdità delle passioni? Chi è giacobino, e figlio di Machiavelli, sa che la ragione è la dea di ogni rivoluzione, che il socialismo sa essere scientifico… Eppure, sotto tutto questo, si avverte che non c’è calcolo, non c’è algoritmo, né alcuna intelligenza artificiale. C’è un’indole, l’assurda sensazione che nulla sia uguale; l’idea che una spinta collettiva non schiacci l’individuo, ma lo faccia crescere, uno ad uno.

​Vi chiederete: perché? Ho conosciuto storie di uomini che, davanti alla morte, hanno salutato la madre e l’ideale un attimo prima di morire. Un ideale è sopra e sotto l’umano, fa la differenza. Ecco perché il mondo si divide, si seziona: e io voglio stare dalla parte mia. Del socialismo scientifico, però, resta giusto il metodo: andare alla base, all’origine delle cose, scrostandone la superficie. Perché è l’ostinazione di sapere che al di là del mare c’è la terra, un’altra terra.

​Solo il sentimento di Colombo poteva battere la fredda ragione di ogni marinaio. Eppure Colombo si sbagliava: pensava di approdare in un mondo che già conosceva, e invece era un mondo nuovo. Era giusto quel viaggio? Chi lo sa, ma so che si doveva navigare. Il resto non lo conosco, ma senza il “sentire”, senza il sentimento, avremmo un mondo molto più stretto. Così dico che la scelta risiede lì, nell’intimo dell’istinto.