Vannacci, falsa opposizione?

Vannacci, falsa opposizione?

23 Luglio 2026 0 Di Davide Venditti

Il fenomeno Vannacci e il movimento Futuro Nazionale vengono presentati come l’irruzione di una destra radicale, identitaria, anti-sistema. Eppure, osservando con attenzione la loro comunicazione, emerge una sensazione diversa: più che una vera rivoluzione politica, sembra una gigantesca operazione simbolica, costruita attorno a richiami estetici e retorici che evocano il Ventennio senza offrire una chiara strategia per il Paese.

L’immaginario è quello della disciplina, dell’ordine, della nazione assediata, della contrapposizione tra popolo ed élite. Sono immagini potenti, capaci di occupare il dibattito pubblico e di dividere l’opinione nazionale. Ma proprio questa insistenza sui simboli solleva un interrogativo fondamentale: dov’è il programma economico? Dov’è il piano per aumentare la produttività italiana, sostenere le imprese, creare lavoro stabile, modernizzare infrastrutture e industria?

Molti cittadini non chiedono nostalgie storiche né battaglie identitarie infinite. Chiedono una destra normale: una forza politica che incentivi il lavoro, riduca la burocrazia, abbassi il peso fiscale su chi produce, attragga investimenti e costruisca infrastrutture moderne. L’Italia ha bisogno di porti efficienti, ferrovie competitive, reti energetiche affidabili, zone industriali funzionanti e politiche capaci di trattenere i giovani.

Per questo il sospetto della “falsa opposizione” continua a riemergere. Quando l’attenzione viene assorbita quasi esclusivamente da provocazioni culturali e richiami al passato, il rischio è che i problemi strutturali del Paese rimangano intatti. La rabbia viene mobilitata, il dibattito si incendia, ma salari, produttività e competitività restano fermi.

Il punto non è demonizzare Vannacci o Futuro Nazionale. Il punto è chiedere se dietro la scenografia esista davvero una visione di governo. Perché un Paese non si rilancia con le suggestioni del Novecento, ma con investimenti, lavoro, industria, innovazione e infrastrutture.

L’Italia non ha bisogno di una nuova rappresentazione del passato. Ha bisogno di una destra capace di costruire il futuro.