Angelo Palmieri ci ha lasciato: ora nel giorno del giudizio universale lui starà a difesa dell’uomo
26 Luglio 2026«Non c’è tirannia peggiore di quella esercitata all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia.»
Montesquieu
Fare il proprio mestiere mettendo a frutto il proprio talento è una delle fortune più grandi che la vita possa concedere.
Angelo Palmieri, quando si parla di avvocatura, era questo. Oggi ci ha lasciati, all’età di 94 anni.
Ha difeso chi aveva diritto a essere difeso perché credeva profondamente nella difesa. Credeva nell’essere avvocato. Era convinto che il compito dell’avvocato fosse l’antidoto al rischio più grande di ogni democrazia: quello di uno Stato che si trasformi in Leviatano. La difesa, per lui, era la garanzia della libertà di tutti.
Con Angelo Palmieri nacque subito un’intesa. Ci incontrammo molti anni fa a Fondi, relatori dello stesso convegno. Dopo aver ascoltato il mio intervento mi disse, con quella semplicità che appartiene ai grandi: «Sei una persona intelligente, l’ho capito subito». Ancora oggi porto dentro di me quella frase come una medaglia. Mi emozionò allora e continua a emozionarmi oggi.
Angelo Palmieri mi ha insegnato ciò che ho sempre sentito vero nel profondo: che anche Caino ha diritto alle sue ragioni e che, talvolta, Abele ha troppi tifosi, pronti a usare la sua morte per le proprie convenienze.
Mi ha insegnato che la giustizia non è vendetta.
Era un uomo coltissimo. Una volta gli confidai che, nel processo per il massacro del Circeo, il mio sentimento era dalla parte di Tina Lagostena Bassi, l’avvocata socialista che difendeva le vittime, sua avversaria in quell’aula. Mi ascoltò con rispetto e poi mi rispose che un avvocato non può mai rifiutare la difesa di chi ha bisogno di giustizia.
In lui le categorie morali diventavano etica del diritto. Sentiva il bisogno che, nel processo, la difesa fosse davvero pari all’accusa e che disponesse di tutti gli strumenti necessari per svolgere il proprio compito con rigore, senza arretrare di un passo.
La primavera scorsa condivise con me la battaglia per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Lo faceva in nome dell’equilibrio dei poteri e della convinzione che anche la giustizia abbia bisogno di limiti per non trasformarsi in potere assoluto. Partecipò a una manifestazione al Circolo Cittadino, emozionando l’intera platea.
Merita davvero l’appellativo di Maestro, perché agli avvocati ha trasmesso l’orgoglio della difesa e a me ha confermato una convinzione: la giustizia è dialettica, non tifo. Tra Gesù e Barabba il primo aveva certamente ragione, ma anche il secondo aveva diritto a far valere le proprie ragioni davanti a un giudice.
Maestro è il titolo più alto che si possa attribuire a un uomo. Si racconta che l’Imperatore del Giappone, simbolicamente, non si inchini davanti a nessuno, tranne che al proprio maestro. È un’immagine che ho sempre trovato bellissima. E oggi penso che si adatti perfettamente ad Angelo Palmieri.
Lo saluto riportando un dono che volle dedicarmi nel dicembre del 2023. Perché, dopo quel primo incontro di Fondi, ci siamo rivisti molte volte e il suo affetto è stato per me motivo di autentica commozione.
Da vero Direttore,
scrivi bene in tutte le ore.
Da vero giornalista,
carpisci la notizia a prima vista.
Bravo Direttore,
sai dare lezioni in tutte le ore.
Ed io, tuo ammiratore,
ti dico grazie in tutte le ore.
Oggi come ieri.
Angelo Palmieri
Grazie, Avvocato.
Ora Dio onnipotente, nel giorno del Giudizio Universale, avrà dalla parte dell’uomo anche Angelo Palmieri.
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