Cori, mezzo secolo di bandiere con le contrade
1 Agosto 2026Cori, Tempio d’Ercole. Anche qui non si respira, eppure quella verdura verso la pianura dovrebbe essere un’autostrada per il vento che viene dal mare. E invece no: è un umido fermo.
Sono qui per una storia di bandiere, di terra, di viaggi e di memorie presenti. Le bandiere indicano la parte del tutto, ciascuno ha la sua. Le bandiere dritte segnano i campi degli eserciti e si muovono a guerra. Ma… ma se invece di tenerle issate a passo di marcia ci giochi, le fai saltare? Mica sei meno fedele alla tua bandiera: semplicemente giochi con gli altri e non fai la guerra, sei abile e non prepotente.
Sono qui a festeggiare i 50 anni, mezzo secolo degli Sbandieratori, quelli delle “Contrade di Cori”.
“Qui a Cori il 90 per cento dei ragazzi ha sbandierato”, dice Luigi Civitella, che è il vicepresidente dell’associazione. Il 90 per cento, quindi praticamente tutti. Il libro che ricorda i 50 anni del sodalizio è enorme, lo ha curato Alessio Vittori. Lo apro a pagina 90 e rosico: c’è la cartina del mondo con le bandierine dei posti dove sono stati, sessanta Paesi diversi. Insomma, mancano solo gli oceani, ma si stanno organizzando.
Dobbiamo iniziare il confronto. Il sindaco di Cori è venuto in giacca nonostante l’afa: si sa, bisogna fare sempre bella figura. In prima fila tra il pubblico c’è il sindaco di Oświęcim, Janusz Chwierut, in visita qui. A riprova che Cori non sta in un angolo sperduto, ma è nel mondo con mille legami.
Si comincia. Tante signore sventolano il ventaglio. Il sindaco, Mauro De Lillis, mi suggerisce a mezza voce: “Falle pure ridere un po’!”. Come Garibaldi a Teano rispondo “Obbedisco”: qui o si fa Cori o si muore… di caldo.
Marco Zampini è il presidente degli sbandieratori. È emozionato, lo dice e si vede. I foglietti degli appunti dopo un po’ perdono il loro ordine, ma è bello sentire l’orgoglio che rende vere le sue parole.
Che dire? Tocca a me. Dovrei dire che qui su, da piccolo, ci mi portò mio padre che lavorava tra Cori e Roccamassima, e venire quassù era come fare un viaggio nei racconti di Narnia.
Poi, più profondamente, ricordo che i coresi, astuti, si sono inventati gli sbandieratori e hanno viaggiato conoscendo amori, liti, passioni e avventure. Noi a Sezze avevamo gli Internazionali di Tennis, ma erano gli altri a venire da noi: qualche giorno e finiva lì. Gli sbandieratori girano ancora il pianeta, noi il tennis ormai lo vediamo in TV.
Onoro il genio corese e passo la parola al sindaco Mauro De Lillis, che cerca di raccontare lo spirito aperto della sua comunità. Non lo dice, ma sa che le signore lì davanti peseranno ogni singola virgola con l’amore viscerale per Cori.
Davanti ha il libro: copertina rigida nera e, dentro, una foto della visita al Papa, Giovanni Paolo II. Insomma, la visita a chi “comanda” davvero il mondo (e non è Trump).
Interviene il curatore del libro, Alessio Vittori, che ha messo in fila le foto non per la perfezione tecnica, ma per il loro significato: a L’Avana senza bandiere, nella piazza con l’effige del Che… e mi assalgono i ricordi e la battuta: “Però, fortuna che abbiamo perso!”.
Luana Milita ha curato i costumi e spiega il Rinascimento, l’abbigliamento di un mondo timorato di Dio che si avviava a diventare il tempo degli uomini. Fuori onda ne nasce una discussione bellissima: onorare Sant’Oliva o la Madonna, e con quali simboli farlo.
Ci sono persone che, quando nasci, sono già “importanti”, hanno già le risposte alle domande che tu ti farai solo domani. Interviene Pietro Vitelli, lucido e preciso nei ricordi. Lo hanno accompagnato le due nipoti, reduci dal mondo tra New York e Milano, per capire che lui pensava già a questo mondo aperto quando ancora si “chiudevano le porte”. È breve nel suo intervento e omaggia Mafalda Conti leggendo due strofe della poesia che fa da premessa al libro.
C’è il contributo di Ennio Afilani, vicesindaco ma anche sbandieratore delle Contrade, in un “evidente conflitto di interessi”. Rammenta i leggendari e reiterati viaggi in Francia.
Chiude il vicepresidente Luigi Civitella, cercando di spiegare lo sbandieramento corese che è come la Santissima Trinità: uno e trino.
Dentro il Tempio di Ercole c’è la mostra.
Ecco, ho fatto il mio: guardare il mondo da questa terrazza e poi andarlo a visitare con le proprie bandiere, non per muovere guerra, ma per giocare.
Buon mezzo secolo agli Sbandieratori delle Contrade di Cori!


