Il ricordo di Pennacchi quando l’ amore ha bisogno di un fabbro

Il ricordo di Pennacchi quando l’ amore ha bisogno di un fabbro

3 Agosto 2026 0 Di Lidano Grassucci

Prendiamola da lontano: Antonio Pennacchi è morto cinque anni fa. Per ricordarlo, il Comune e gli amici gli hanno organizzato una gran festa. Personalmente non condivido nulla di ciò che sosteneva, ma la mia opinione non conta niente e, ai fini del discorso, è del tutto indifferente.

​A parole, tra chi lo commemorava ai Giardinetti di Latina — con in testa la sindaca Matilde Celentano —, c’era un sentimento che sembrava vero. I sentimenti manifestati sono sempre belli e, si sa, ad andarsene sono sempre i migliori. Ma la vicinanza, l’amore, non sono una poesia recitata o un teatro in cui mettersi in mostra: sono i piccoli gesti che danno senso a tutto.

​Così, mentre ai Giardinetti si dipingeva un Pennacchi ormai “oltre Omero”, alla rotonda di via del Lido il cartello che gli intitola la strada giaceva a terra, storto e sbiadito. Senza più un nome.

​Per me l’amore è quel cartello riparato, pulito, con sopra ben visibile il nome di chi vogliamo ricordare. Nella nostra civiltà, il culto dei defunti passa per la cura dei cimiteri e per la dignità delle scritte sul marmo che dicono: “Qui si ricorda Antonio Pennacchi, scrittore”.

​Quel gesto concreto non c’è stato, e le parole se le porta via il vento. Il sentimento, a volte, ha bisogno di un fabbro più che di poeti.