Lo ha chiamato Antonio

Lo ha chiamato Antonio

4 Agosto 2026 0 Di Lidano Grassucci

​8 agosto 1931. Quasi un secolo fa.

​In un posto dove di questi tempi le cicale fanno da colonna sonora all’afa, nasceva mio padre. Lo chiamarono Antonio per devozione, per un destino padovano che lo intruppò poi nella vita.

​Mia nonna seguiva la processione: gridava gli inni al Santo e cantava che “nacque a Lisbona”. Ma come, non era di Padova? Poi srotolai l’arcano, e il Portogallo mi parve un poco più vicino a noi.

​Sant’Antonio era una statua di gesso colorata, dall’ingenuo sguardo fisso. Seguivo la processione tenendo la mano nella mano di nonna; mi vergognavo un poco degli sguardi della gente che osservava il corteo devoto. Davanti a me c’erano donne che camminavano scalze, che guardavano il cielo con un dolore visibile. Io mi stringevo a nonna, con la paura che quel dolore potesse riguardare anche me, prima o poi.

​Così il tratto di strada si snodava: un pezzo in discesa, poi il piano, fino a dove doveva arrivare. “Sant’Antonio protettore”, cantavano. Protettore… ma per qual è stato il miracolo per mia nonna? Perché era così devota? E com’era che stava così attenta, con lo sguardo fisso in avanti, senza voltarsi mai di lato?

​Da bimbo il mondo è tutto da scoprire, da interpretare, anche se in tanti non si fanno domande. Il miracolo l’ho capito solo dopo: un miracolo non detto, mai espresso a voce. Era quell’8 agosto, quando nacque, con la protezione di Sant’Antonio, mio padre. Che rimase figlio unico.

​Così io, da laico, da miscredente, da mangiapreti, avevo quel miracolo dentro di me: ne ero parte. Mia nonna non parlò mai del nome, della devozione o della processione.

​Sono stato a Padova qualche anno fa e ho toccato, come si usa fare, il sarcofago di pietra del santo. Era agosto, proprio come ora.

​Perché lo scrivo? Boh… per mio padre, credo. Per sua madre, penso. Ma forse sono solo scuse: è che mi sento perso nel giorno in cui si fa vivo il bisogno dei ricordi.

​Mio padre non andava in chiesa. Pensava che i preti dovessero lavorare e che, se non fosse stato quest’anno… sarebbe stato sicuramente il prossimo. Ma salutava sempre una Madonnina che stava sulla via, perché “il viaggio è brutto”.

​Io e lui ci siamo parlati a stento; quasi niente. Lui parlava poco, io parlavo di niente. Ma ho visto, rimasta impressa davanti a me, quella signora camminare a piedi nudi col sangue sui sassi appuntiti, sperare e sperare pregando.

​Mio padre si chiamava Antonio per volere di sua madre, e io oggi sono qui, impigliato nel gomitolo della vita.

​E ora? Ora andrei in processione pure io. Non per cantare gli inni, ma per sperare

E il dono della Fede? Non mi è arrivato in dote, non lo cerco certo e il 20 settembre farò festa italiana, ma…