Dio è morto, Francesco gli fa compagnia: in morte di Guccini
6 Agosto 2026Beh, lui ha cantato la letteratura, ha scritto della speranza, ha ballato la voglia di avere un mondo capace di suonare e non di urlare dal dolore. Un anarchico ferroviere contro il treno dei padroni, un indovino di Bisanzio contro il tempo nuovo che i vecchi non possono capire, perché semplicemente non era il loro. E Ulisse nel suo vagare, che poi era tutti i vagare del mondo. Con lui sono sbarcato in America ed ho bevuto Seven Up.
Così, a 86 anni, sul suo Appennino se ne è andato il Maestro. Quello che ha scritto rime che avrei voluto scrivere io. Con Enzuccio, sulla R4, la cassetta era sempre la stessa: sentita mille volte e mille volte consumata mentre andavamo a farci uomini, in un mondo che mica ci voleva tanto. Poi i concerti, il vino che beveva come facevano mio nonno e mio padre — per mangiare, non per scappare.
Bologna è una vecchia signora e quando ci sono andato per la prima volta, in fondo, c’ero già stato. Via Paolo Fabbri 43. E poi l’Appennino: che se ci vivi dentro — e io l’ho fatto per un poco — ti fa vedere Dante e Petrarca come fossero lì, proprio dietro l’albero. Filemaso che vede alemanni, goti e latini… Romani e greci dove siete andati?
Siamo morti un poco tutti noi, del resto. È solo questione di tempo. Poco tempo.
Ciao Francesco. E a culo tutto il resto.
Dio è morto, ora Francesco gli fai compagnia
PS: via Paolo Fabbri è stato il primo Lp che ho avuto e forse il solo che ho veramente posseduto ed ora mi viene da piangere, muore una generazione


