E se tornassero i coloni: Pili sindaco? La prenotazione di Coldiretti

E se tornassero i coloni: Pili sindaco? La prenotazione di Coldiretti

8 Agosto 2026 0 Di Lidano Grassucci

Leggo, questa mattina, una dettagliata intervista a Daniele Pili su Latina Oggi, a firma di Alberto Reggiani. Pili è il capo dei contadini: è il presidente della Coldiretti, l’anima profonda dell’Agro (anche se io, personalmente, sto con i contadini senza terra dell’Alleanza Contadini e con le cooperative della Lega).
Pili interviene sulla politica e, di fatto, fa politica. Chi conosce la storia della Coldiretti di Paolo Bonomi sa bene che lì hanno scarpe grosse e cervello fino: quando la Patria chiama, Cincinnato lascia il vomero per tirare Roma fuori dai guai. Così, mentre i partiti litigano sui Giardinetti, gli uomini di Pili piantano kiwi, carote, ulivi e vigne, e invadono il mondo con la mozzarella di bufala. Insomma seminano per domani.
Vedo con interesse questa prospettiva: Pili è il capo di quei “coloni” che hanno già avuto in Delio Redi un loro sindaco di Latina, e si potrebbe ripartire da lì.
Certo, Pili deve ancora affinare le proposte: dire che il cielo è azzurro non è certo rivoluzionario. Ma intanto ha “invaso” il centro con la sua cittadella, ha risorse e dispone della rete di potere contadina: quel che resta del Consorzio Agrario, la Camera di Commercio, il Consorzio di Bonifica, i mercatini a chilometro zero, le cooperative. Un osso duro se scendesse in campo con in più l’ effetto novità.
Se fossi nei partiti, guarderei non solo alle parole dell’intervista, ma al fatto stesso che sia stata data. La politica la fanno i simboli: tornano i contadini, certo più eleganti, ma con lo stesso stile di Bertoldo — scarpe grosse e cervello fino. A Piazza Roma tremano e il contadino è infingardo non porta il grano all’ ammasso ma ci “ammassa” il suo pane.