Funerali di Guccini e quella volta a Roccagorga co l’Amaretto

Funerali di Guccini e quella volta a Roccagorga co l’Amaretto

8 Agosto 2026 0 Di Lidano Grassucci

Nota di lettura: le canzoni citate servono alla narrazione non sono la cronaca del concerto del 1984, allora io e l’Amaretto avevamo 23 anni e seppure di forte memoria ho ricordi poi mischiati dal tempo. Molte allora erano da scrivere

Me lo ricorda l’Amaretto (Al secolo Gianni Di Trapano)  di quella volta che… che il mondo venne a Roccagorga.

​Sì, fu così: per chi come noi ascoltava Guccini, anzi “solo Guccini”, era come andare a un’omelia del Papa, ma vicino casa. Concerto del maestro e da noi.

​Ci arrivammo che già il bevuto era più del da bere, ma superammo anche quell’ostacolo. Anche lui aveva la bottiglia al fianco. Lui era provinciale “modenese”, noi ancora di più. Lui aveva Bologna “grassa e papale”, noi solo il Papa, che grassi non ci fece fare mai. Lui aveva Pavana, noi la Rocca e la piazza dove vai su e giù, giù e su, come una cavia nella ruota dentro la gabbia.

​E vai… Canzone per un’amica,  giovani non si può morire. Così, persi tra le parole che se dette dentro la scuola avremmo fatto ferro e fuoco, ma qui imparavamo di Ulisse più che da Omero stesso.

​Eravamo ragazzi, avevamo da scrivere un libro di fogli bianchi, poi… Le pastiglie ne portarono via un poco, la carriera di più, e i funzionari di partito fecero il resto per le loro carriere.

La Locomotiva? Eruttò lapilli e lava, scoprimmo poi che erano fuochi d’artificio dal contrordine di non fare la rivoluzione, ma il concorso al ministero.

​Restava Pavana, gli Appennini, ma è un posto senza bambini.

​La Rocca suonava e sentivi di Cyrano che il naso lo precedeva almeno di mezz’ora, di Cristoforo Colombo convinto come la Regina che il mondo non poteva finire lì:

E naviga, naviga via

verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria,

e naviga, naviga via,

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria…

​E navigavo da Roccagorga al mondo nuovo e più in là, e non poteva finire qui.

​Così la confusione nella testa: stremato, non capivo cosa era ordinato… Ah, dimenticavo, era anarchia. Questo lo capivo tra i saggi ignoranti di montagna che sapevano Dante a memoria… pari pari mio nonno, che mi era stato vicino.

​Così finisce la storia. Vesto ordinato, la rivoluzione è nello scantinato tra scritte sovversive che non fanno paura manco ai gatti.

​Ma per un tempo lungo parve che da Roccagorga avremmo acceso le luci al mondo, e sarebbe stato di lettere e non di guerra, di vino e non di gas nervino.

​Ora, non abbiamo da cantare.

PS: io e l’Amaretto ci abbiamo provato a cantare ma ci è venuta male per via della voce che ci fa difetto, della musica che ci è lontana e della vita che il giorno dopo alla Rocca il mondo era andato via, in locomotiva