Palazzo delle Poste e Pili, quando la politica dovrebbe pensare

Palazzo delle Poste e Pili, quando la politica dovrebbe pensare

10 Agosto 2026 0 Di Lidano Grassucci

Intorno al palazzo delle Poste di Latina si sta sollevando una gran cagnara. Il Comune minimizza: «È poca cosa, solo un cancello laterale e qualche dissuasore per non far sedere la gente».
Un tempo la gentilezza di chi ti ospitava esordiva sempre con un “Si accomodi”. Ora si mettono i chiodi sui divani e, a meno che tu non sia un fachiro, l’accoglienza è finita.
Ma il vero nodo non è come verrà cambiata la faccia o il contorno del Palazzo: è che nessuno ha messo in conto che la città vuole dire la sua. Se mettessero le inferriate al colonnato di Piazza San Pietro, secondo voi i cristiani non avrebbero nulla da ridire? Perfino Gesù — che non sapeva ancora di essere cristiano, ma se non lo era lui, chi doveva esserlo? — mise bocca sui mercanti nel tempio, fregandosene delle autorizzazioni di chi lo gestiva. Dopotutto, la Storia non è altro che la cronaca di ieri.
In Comune a Latina si fanno commissioni per qualsiasi cosa: com’è possibile che questo sia emerso dal nulla? Ricorda la vicenda dei Giardinetti, rimasti per tre anni coperti dal cartello “Stiamo lavorando per voi” con la solita promessa che sarebbe diventato “più grande e più bello di pria” (per citare Petrolini), per poi partorire una “cagata pazzesca” (per citare Fantozzi).
Possono i cittadini non fidarsi del “buon gusto” comunale? Vi fareste mai fare un abito da sposa da chi indossa una scarpa e una ciabatta? Andreste da un meccanico che ha la sua auto in panne? O a farvi curare da un becchino?
Capite ora la reazione? La città non si fida, ed è questo il punto. Se fossi uno dei decisori del centrodestra, eviterei disquisizioni urbanistiche o estetiche e mi farei due domande sulla mia mancanza di credibilità. Specie nel momento in cui persino il presidente della Coldiretti, Daniele Pili, rilascia un’intervista e si prende la scena, nel bene e nel male. Perché in politica il problema prima del consenso e del dissenso è l’ indifferenza se non c’è quella puoi partire e odiare o amare per il Principe sono la medesima cosa al suo principiare.
In politica non esistono vuoti. E i cancelli, di certo, non tengono prigionieri i voti.