Cartolina da Latina nell’ afa di agosto
12 Agosto 2026Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza… Ci passarono dieci morti, i tacchi e i legni degli ufficiali, teste calve, politicanti, un metro e mezzo senza le ali, ci passai con la barba lunga per coprire le mie vergogne, ci passai con i pugni in tasca, senza sassi per le carogne
Claudio Lolli, piazza bella piazza
Debbo scrivere anche oggi e allora recupero uno scritto di ieri. Come una cartolina che prendi al tabaccaio e che ti dice “saluti da” e riporta una foto di tanti anni fa. Certo ora non si mandano cartoline ma a volte c’è bisogno di quello che era ieri, non per nostalgia ma per notare le differenze. Invio una cartolina a vuoto su Latina.
Latina come era oggi? Lenta, l’asfalto era caldo, il silenzio che la rende come è si era ripreso tutto. Il silenzio è una coperta di Linus collettivo. Qui non senti niente, come se non avesse niente da dire. Latina è un giovane signore invecchiato presto che non sa nuotare ma ha il mare, che non gioca a carte perché non sa bere, non ha vino, non ha divino e gira intorno come Peppe che gira a tondo tra palazzi che mischiano il tempo e far parlare gli architetti di inesistenti purezze di presente e di futuro.
Giro, giro, tondo casca Latina, casca il mondo, tutti giù per terra ma nessuno si siede perché non c’è niente se non il ricordo di una Roma mai esistita ma di travertino.
Latina ha le macchine rallentate, non ci sono uccelli, non ci sono manco i cani con i loro padroni. Le vetrine hanno collezioni che ritornano, sospese tra il freddo che verrà e questa afa avvilente.
Non c’è gente: Latina è un Signore che non conosce le preghiere, i santi, le colline, l’ acqua zolfa.
Così, cartolina spedita con raccomandata e non è previsto il ritorno ad un mondo che non aveva Storia ma sicuramente aveva l’illusione di domani.
Così il caldo e il silenzio si prendono lo spazio.


