LINEA ROMA-LATINA E I PENDOLARI ELOI
13 Agosto 2026La Macchina del Tempo di H. G. Wells è uno dei romanzi di fantascienza più letti e conosciuti della storia. Il protagonista è uno scienziato, Alexander Hartdegen, che inventa una macchina del tempo con cui arriva a vedere il mondo nell’anno 802.701. A quell’epoca l’umanità si è divisa in due etnie, gli Eloi e i Morlocchi. I primi sono esseri pacifici e rassegnati mentre i secondi sono esseri mostruosi che vivono nelle viscere della Terra ed escono solo per cibarsi delle carni degli Eloi, da loro accuditi e allevati come riserva di cibo. Nella visione di Wells gli Eloi vivono ma si sono macchiati del peggiore dei peccati, la rassegnazione al loro martirio. Come pendolare della linea ferroviaria Roma-Latina ormai mi sono convinto di essere diventato un Eloi. Dopo settimane di ritardi, blocchi della circolazione e scioperi, nella settimana pre-ferragosto, la più calda e rovente degli ultimi dieci anni, si è arrivati vivere qualcosa che, in nazioni normali e serie, avrebbe provocato proteste, interrogazioni parlamentari e dimissioni di dirigenti delle società di trasporto. Invece è successo un beneamato nulla e infatti il Ministro dei Trasporti se ne stava a farsi dire di essere ospite indesiderato in un concerto in terra sarda. Sono pendolare di lungo corso ma quest’anno ho deciso di azzardare il lavoro d’agosto e grazie a questa “saggia” scelta sono stato testimone di questo triplice abominio vissuto dai pendolari in soli sei giorni. Un abomino fatto di cose che solo chi ha vissuto può credere possano essere avvenute. Treni pronti a partire sui binari e poi cancellati. Passeggeri costretti, in mezzo a quaranta gradi di calore, a scatti olimpionici dal primo al ventiseiesimo binario all’inseguimento di convogli poi, inevitabilmente, bloccati. Circolazione sospesa per cinque, sei, sette ore. Pendolari arrivati a Termini alle quindici che sono tornati a casa a Latina a notte fonda, dopo una giornata di lavoro. Folli corse fino a Laurantina per fiondarsi sui mezzi del Cotral presi d’assalto come le scialuppe di salvataggio della Costa Concordia. Bus sostitutivi annunciati e mai partiti se non a fine emergenza. Turisti stranieri carichi di valigie che cercano, disperatamente, di trovare un qualsiasi mezzo su rotaie che gli faccia raggiungere Napoli. Intercity che impiegano un ora e mezza per un percorso che chiederebbe meno della metà del tempo. Carrozze stracolme di esseri umani stretti come sardine che sperano non si blocchi pure l’aria condizionata. Tutto ripetuto per ben tre giorni su sei. Si è cominciato venerdì sei con la motivazione dadaista, sparata a gran voce dall’altoparlante di Trenitalia, delle “personelungoibinari”. Poi si scopre che in realtà le “personelungoibinari” erano una persona, almeno così dicono dei testimoni oculari. Uno sbandato, probabilmente straniero e con qualche rotella fuori posto, che ha deciso di piazzarsi in mezzo ai binari alla Stazione di Latina a mezzogiorno. Ci sarebbe rimasto qualche minuto e poi se ne sarebbe andato via da solo. Temendo che potesse rifarlo in altri punti della tratta lo avrebbero cercato per evitare un possibile investimento. Secondo voci di pendolari il tizio lo avrebbero ritrovato solo a sera. Sta di fatto che una persona sola ha bloccato per mezza giornata una delle linee ferroviarie più inflazionate d’Italia. Mercoledì è stato invece il turno dell’incendio tra Pomezia e Campoleone. Sono dovuti intervenire i pompieri perché le fiamme lambivano i binari. E’ riuscito a passare solo un treno verso le sedici. Il primo treno utile successivo è riuscito a superare la pampassona alle nove di sera. Giovedì, il giorno dopo, si è fatto il bis d’incendio, stavolta tra Pomezia e Torricola. Venerdì e mercoledì ho seguito la fronda dei pendolari oltranzisti e ho inseguito fino a sera treni partenti/non-partenti, bus sostitutivi e mezzi del Cotral. Giovedì no. Se devo essere un Eloi che sopporta rassegnato le peggiori torture, almeno lo devo essere da Eloi vero, bevuto e mangiato. Ho lasciato Termini e mi sono fiondato al Fiddler’s Elbow. Ho aspettato che i pompieri facessero il loro lavoro e Trenitalia riattivasse la circolazione bevendo una Guinnes gelata accompagnata da un piatto di nachos. Mi sono seduto vicino ad una targa che celebra la traduzione in italiano dell’Ulisse di Joyce realizzata da Enrico Terrinoni che di questo pub è grande frequentatore. La musica di sottofondo non era “Creuza de mä” di De Andrè ma “Dirty Old Town” dei Pogues. Magari il Ministro può venire al Fiddler’s Elbow con me al prossimo blocco dei treni. Non me ne vado se c’è pure lui e nessuno si offende se sta al pub. Gli offro pure una birra se finalmente si decide a fare quello che dovrebbe fare su questa situazione scabrosa. Anche perché, prima o poi, pure i rassegnati Eloi, nel loro piccolo, potrebbero incazzarsi.


