Estate di divieti: anche la palla al mare è avvelenata
14 Agosto 2026In questi giorni sono vicino al mio amico Maurizio Galardo, già mio medico. Parliamo del più e del meno per distrarci da tutto. Mi racconta di sua nipote, ripresa in spiaggia perché giocava a palla. “Non si può”, gli hanno detto. Leggo l’ordinanza del Comune di Latina che conferma il divieto. Mi informo tramite Mauro Bruno, comandante della Polizia Municipale di San Felice Circeo, ed è così: divieto assoluto su ogni spiaggia. La palla è fuorilegge, che possiamo farci?
Poi mi tornano in mente i cartelli che ho visto a Bassiano, ma che ancora resistono in pochi altri piccoli centri: “Rallentare, qui i bambini giocano ancora a palla per strada”. A questo ricordo si sovrappone la visione del film di Aldo Fabrizi sulla famiglia Passaguai in gita al mare, con il cocomero messo al fresco direttamente sul bagnasciuga.
Bimbi che giocano e un cocomero per fare festa. E oggi? Oggi l’asciugamano deve chiedere permesso: sdraio, ombrelloni, bagnini e sottobagnini, parcheggi vietati o a pagamento, un gelato che costa come un pezzo di Bulgari… e non puoi nemmeno giocare a palla. Capisci allora perché non si fanno più bambini. Il cartello di una volta diventa anacronistico; quello “giusto” per l’epoca attuale recita: Correte con i vostri SUV, grossi e stupidi, tanto anche qui avete “reimmigrato” i bambini e non è rimasto più niente.
E poi vi chiedete perché non andiamo più ai Mondiali di calcio?
Le ordinanze si fanno per ordinare, ma dall’ordine cieco arrivano le camicie monocromatiche; è dal disordine, invece, che nasce la bellezza di Dante che, non a caso, scrive una Commedia e non il silenzio. Mia nonna diceva sempre “non fate commedia”, intendendo “non fate rumore”. Ma è proprio dal disordine che nasce il bisogno di spiegare la vita, di far vincere o perdere: Machiavelli ci scrive Il Principe, inventando la politica che, non a caso, è parlamento, cioè parola.
Io vengo da un mondo in cui gridavamo “Vietato vietare”, e siamo riusciti nell’impresa di vietare tutto, persino il vivere stesso.
Bastava dire: fate tutto, tranne fare male agli altri. Così, senza aggiungere altro.
E la palla? Qualcuno dovrebbe ricordarsi di com’era bella, persino quando era “avvelenata”.
Non vorrei ci vietassero di vivere. Dopotutto, al cimitero non si gioca a palla


