Lucio Planera: a Sezze dobbiamo partire dai conti

Lucio Planera: a Sezze dobbiamo partire dai conti

17 Agosto 2026 0 Di Fatto a Latina

Intervento di Lucio Planera che ricevo e pubblico

 

Buongiorno e buon Ferragosto. Questa mattina ho dedicato la mia prima lettura al tuo interessante articolo che, a mio giudizio, parte però da una visione, diciamo, un po’ antica del modo di fare politica e, soprattutto, poco adatta ad affrontare i problemi che Sezze ha accumulato in anni di amministrazioni non sempre adeguate, come emerge anche dai rilievi della Corte dei conti: prima si definiscono campi, alleanze e candidati e poi si cerca di capire che cosa farne.

Voglio spiegarmi. Dopo almeno sei mesi trascorsi a esaminare il bilancio del Comune, mi sono fatto — da revisore quale sono — un’idea abbastanza precisa delle condizioni in cui si trova Sezze e, soprattutto, di ciò che sarebbe necessario fare. È una riflessione che ho cercato di sviluppare quasi settimanalmente nella rubrica Territorio e Comunità, pubblicata su La Notizia Condivisa.

Per questo, caro Lidano, forse il punto non è tanto stabilire quanto sia largo il campo, ma che cosa si vuole coltivare dentro quel campo.

Il filo conduttore delle mie riflessioni è sempre lo stesso: partire non dai nomi o dagli schieramenti, ma dalle cose da fare e dalle condizioni necessarie per poterle realizzare.

Al primo posto viene il programma: un progetto per Sezze con un orizzonte di almeno dieci anni, capace di offrire prospettive ai giovani, servizi agli anziani e migliori condizioni di vita alle famiglie.

Al secondo posto viene la coalizione: una coalizione civica, aperta anche ai partiti ma non costruita intorno ad essi, composta da chi è disposto a condividere quel programma e a impegnarsi per realizzarlo nel tempo.

Al terzo posto vengono necessariamente i conti. Perché, nelle condizioni finanziarie attuali del Comune, nessun programma è credibile senza affrontare seriamente il problema delle entrate: riscossione dei residui attivi — oltre 14 milioni di euro per la sola TARI — e, soprattutto, messa a regime dell’intero sistema di accertamento e riscossione, impedendo che continuino ad accumularsi nuovi crediti.

Dal quarto punto in poi c’è tutto il resto: fare di Sezze un territorio particolarmente attento alla cura e ai servizi per gli anziani; favorire lo sviluppo produttivo nelle aree industriali esistenti o in quelle da individuare, creando lavoro e aumentando anche le entrate comunali; recuperare e valorizzare il territorio; affrontare seriamente questioni come sanità, anfiteatro, teatro e servizi.

Possiamo discutere di Lucidi, Campoli, PD e campo largo. Ma credo che oggi l’ordine debba essere rovesciato: prima decidere quale Sezze vogliamo costruire, poi mettere insieme chi è disposto a condividere quel progetto e, insieme, creare attraverso il risanamento dei conti le condizioni per realizzarlo.

Altrimenti rischiamo ancora una volta di discutere prima chi deve governare e soltanto dopo che cosa dovrà fare. Questo per non dover scoprire tra dieci anni di stare ancora a discutere delle stesse carenze di oggi.

Ti chiedo, infine, se ti è possibile pubblicare questa mia riflessione sul tuo giornale (Fatto a Latina o a Sezze), anche come risposta e contributo al dibattito aperto dal tuo articolo.

Grazie.

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La risposta di Lidano Grassucci

Caro Lucio, leggo le tue riflessioni dentro la “politica delle cose” di Pietro Nenni. Le cose sono che una comunità ha bisogno di avere per un progetto una faccia. Quando a Palazzo Barberini uscirono i riformisti sarebbe stato un fatto banale se non fosse stato che uno di quelli che andavano via era Giuseppe Saragat, dei nostri l’unico che aveva letto e capito Marx. Cambio’ la storia.
Il nome, la faccia è fondamentale. Poi quella faccia deve avere un progetto di città futura (così cito pure Gramsci e mi faccio bello, non condividendo Gramsci e le sue egemonie) su cui debbono discutere i partiti ma prima la società civile. Che ruolo deve avere Sezze? Come dialoga con il suo intorno? Dobbiamo essere, come siamo, una parcheggio di impiegati, vogliamo avere un ruolo nel turismo culturale, di un nuovo modello agricolo. Oggi la più grande azienda a Sezze è il Pacifici De Magistris… Vogliamo entrare in dialettica con il piano o seguire lo spopolamento dei Lepini? Sermoneta ha scelto il piano ha raddoppiato i suoi residenti e si sta ritagliando un ruolo culturale con la musica, i musei … Discutiamo