Donald Trump proclama, investe, il titolo sale e guadagna!
22 Agosto 2026Donald Trump sembra ormai abitare una dimensione politica nella quale la realtà non deve necessariamente accadere: è sufficiente proclamarla con sufficiente insistenza.
Lo si vede nel modo in cui parla dello Stretto di Hormuz e, con sorprendente parallelismo, nel modo in cui evoca una propria candidatura nel 2028. Trump ripete che Hormuz è libero, sotto controllo, aperto; Trump ripete che il 2028 potrebbe ancora appartenergli. Con una perseveranza quasi liturgica, entrambe le affermazioni vengono riproposte fino a trasformare la reiterazione in una parvenza di certezza.
È questo il tratto più singolare della sua comunicazione: ciò che viene ripetuto abbastanza a lungo finisce per essere presentato non più come una possibilità, ma come un fatto.
Lo Stretto di Hormuz diventa così un territorio che, nella narrazione presidenziale, appare alternativamente controllato, aperto, pacificato o definitivamente risolto; il 2028, invece, un’elezione alla quale Trump sembra voler partecipare ancora prima che il tempo abbia deciso se concedergliene la possibilità.
La coincidenza è quasi perfetta: con la stessa ostinazione con cui Trump annuncia ogni giorno che Hormuz è sotto controllo, annuncia al mondo che il proprio futuro politico non è ancora concluso.
E mentre la diplomazia continua a produrre negoziati, tensioni e incertezze, e mentre la realtà internazionale conserva la sua ostinata complessità, la voce di Trump procede con una semplicità quasi imperiale: dichiarare, ribadire, riaffermare.
Non è necessario attendere che il futuro arrivi. È sufficiente proclamarlo.


