L’estate degli eccessi
3 Settembre 2026Quello che sta accadendo in Nepal merita di essere osservato per ciò che realmente rappresenta, e non soltanto per la tragedia che ha prodotto. Una parte dell’Himalaya è stata travolta da un’improvvisa successione di acqua, ghiaccio, detriti e fango: la montagna, da immobile simbolo di eternità, si è rivelata per ciò che è sempre stata, materia sottoposta alle leggi della fisica.
Il punto, tuttavia, non è cercare un colpevole unico. Attribuire ogni evento atmosferico a El Niño sarebbe una semplificazione quasi infantile. El Niño modifica l’equilibrio della circolazione atmosferica mondiale, ma non impartisce ordini alla natura. Il problema è ciò su cui questa oscillazione climatica si innesta: un pianeta che ha già accumulato una quantità straordinaria di calore.
È questa la circostanza che rende il 2026 particolarmente interessante.
Le grandi ondate di calore, gli incendi, le precipitazioni improvvise, le alluvioni e gli episodi di dissesto che si stanno susseguendo non sono necessariamente manifestazioni della medesima causa; appartengono però allo stesso grande teatro fisico. E quando le condizioni di fondo cambiano, cambia anche la probabilità che gli eventi estremi assumano dimensioni eccezionali.
Il Nepal lo mostra con una brutalità che l’Europa conosce ormai fin troppo bene. Prima il calore, poi la siccità, poi il fuoco; altrove, invece, la stessa atmosfera può scaricare in poche ore quantità d’acqua che un territorio non è in grado di assorbire. Non esiste una contraddizione: è precisamente questa la natura di un sistema climatico più energetico e più instabile.
El Niño aggiunge dunque un ulteriore elemento a una situazione già complessa. E i suoi effetti non devono essere cercati necessariamente nello stesso luogo e nello stesso momento in cui il fenomeno si manifesta. La circolazione atmosferica globale non conosce i confini politici e non rispetta il calendario
dell’uomo.


