Via Selene, il sindaco, la responsabilità e Napoleone

Via Selene, il sindaco, la responsabilità e Napoleone

1 Ottobre 2026 0 Di Lidano Grassucci

​La vicenda delle case di via Selene a Latina evidenzia una serie di errori di sistema. Tra i tanti mi soffermo su uno in particolare: la responsabilità.

​La responsabilità è direttamente proporzionale al potere che si esercita. Napoleone a Waterloo non diede la colpa ai suoi generali della sconfitta e manco ai suoi uomini così come a Lipsia gli fu attribuita, a ragione, la vittoria. Se fossi il sindaco di Latina — e non lo sono, né lo sarò mai — direi semplicemente che gli uffici hanno fatto il loro dovere e che ciascuno ha agito per il meglio, a tutela di ogni cittadino, fino all’ultimo.

​Silvio Berlusconi fu condannato in base al principio del «non poteva non sapere». Da direttore di giornale ho affrontato querele per articoli scritti da altri: ma il direttore ero io, e di quei pezzi mi sono assunto la paternità e la responsabilità. Un Comune è una macchina complessa che produce mille atti al giorno, ma ha un unico responsabile agli occhi della città: il sindaco. Un sindaco non deve necessariamente essere edotto su ogni singolo dettaglio, ma deve farsi carico del tutto, nella presunzione che gli uffici abbiano operato per l’interesse pubblico e non per tornaconto personale.

​E se emergono anomalie o reati? Per quello ci sono gli organi preposti: dalla magistratura alle forze dell’ordine, fino ai cittadini che hanno il diritto di impugnare gli atti. Il punto resta uno solo: se sei Napoleone, vinci a Lipsia per merito tuo e perdi a Waterloo con lo stesso criterio. Altrimenti, la leadership perde di senso. Quando Carlo Alberto, durante la battaglia di Goito, gridò «A me le guardie!», le guardie risposero perché lui era il capo anche quando la situazione si faceva difficile.

La responsabilità non cerca scuse, ma consapevolezza. E la consapevolezza del sindaco deve essere che gli uffici hanno fatto il giusto sotto il suo coordinamento e nella sua responsabilità politica.