L’origine dei pub di Latina, quando ancora si chiamavano “birrerie”

L’origine dei pub di Latina, quando ancora si chiamavano “birrerie”

29 Dicembre 2019 2 Di Emilio Andreoli

A Latina la prima birreria di cui ho ricordo, nacque proprio nella zona che ora chiamano “la via dei pub”. Era di un ragazzo con i baffi, e non poteva essere altrimenti, come l’uomo della birra Moretti. Se volevi bere una birra con i baffi dovevi andare da Rocco in via Cesare Battisti, dove ora c’è il pub Gambrinus. Erano, se non ricordo male, i primi anni ottanta. Ma è solo nel 1998 che a Latina nascerà il vero primo pub, il “Doolin”. Ma in mezzo ci sono stati diversi locali, di cui vi sto per raccontare.

 

Oltre la birreria di Rocco di via Cesare Battisti, negli anni ottanta e novanta, cominciarono a spuntare nuovi locali per poter ascoltare un po’ di musica e bere qualche birra la sera. Anche le ragazze erano più libere, i genitori stavano diventando più permissivi, per la gioia di tutti noi giovani dell’epoca. Cercherò di andare a memoria, per ricordare i locali che ho frequentato, consumando la mia gioventù nelle strade di Latina.

 

Il primo che mi viene in mente è il “Leone Rosso” che stava in un sottoscala di via Isonzo. Per noi, che eravamo abituati solo ai bar, era una novità assoluta. Come lo era il “Vidikon” che stava poco più avanti in una traversina di via Isonzo, all’altezza del distributore Agip. Lì andavo con tutta la mia comitiva a vedere il programma di Renzo ArboreQuelli della notte”, perché avevano un proiettore con uno schermo gigante.

 

Anche sul lungomare avevano aperto dei locali che venivano vissuti d’estate e d’inverno, c’era già la destagionalizzazione di cui tanto si parla, ma era solo notturna e il nostro lido infatti, la notte era molto frequentato. C’era il “Peter Pan” della famiglia Marrocco, di borgo Sabotino, e c’era il “Querelle” di Stefano De Simone, uno dei capostipiti dei piazzaroli. Il suo locale era attaccato alla storica discoteca “Noa Noa”. Dopo aver ballato tutta la notte lui ti attendeva fino all’alba per un panino o una birra fresca.

Bisognerà attendere il 16 aprile del 1987, per l’apertura di un nuovo locale che farà tendenza nel cuore del centro storico di Latina: il “Cotton Club” di Roberto Di Viccaro, oggi affermato artista pontino che colora le sue tele e le vende anche oltreoceano. Un locale frequentato da giovani e meno giovani. Ricordo ancora il giorno dell’inaugurazione, io ero appena tornato da un viaggio dagli Stati Uniti e Latina mi sembrava una cucciola smarrita, dopo aver visto New York e San Francisco. Quel nome mi era piaciuto subito, perché mi ricordava Harlem che avevo visitato solo pochi giorni prima, dove era nato appunto il vero “Cotton Club” negli anni trenta. Via Cialdini, la sera, era diventato un punto di riferimento per tutti i giovani di allora.

 

Tra i locali da ricordare in quel periodo c’è anche il Bird live, tra corso Giacomo Matteotti e via Milazzo, dove si faceva musica dal vivo e si ballava tra le suggestive mura di un edificio di fondazione.

il “Vicolo Cieco” foto di Massimiliano Visca

Però a Latina mancava ancora un locale estivo dove poter fare musica dal vivo senza che arrivasse la polizia per i troppi decibel. A un ragazzo viene l’intuizione giusta, aprire in un luogo impensabile, la strada interrotta di Rio Martino. Nasce il “Vicolo cieco”, e quel ragazzo non avrebbe potuto scegliere nome più azzeccato per quel posto. L’estate tutti al “Vicolo cieco” a sentire la musica dal vivo di band locali, ma anche di artisti romani. Il locale tiene a battesimo musicisti e cantanti che oggi sono famosi e affermati,tra tutti un giovanissimo Tiziano Ferro, e poi Marina Ray o il “Latte e i suoi derivati” il complesso rock demenziale dei due comici Lillo e Greg. Tra l’altro il duo si esibirà in piazza del Popolo per il concerto di fine anno 2019. Il luogo era fantastico, ed era bellissimo ballare sulla spiaggia a piedi nudi e a cantare a squarciagola, senza che nessun vicino protestasse per avere silenzio. Per me indimenticabile.

 

 

In quegli stessi anni aprono un nuovo punto d’incontro che rimarrà anch’esso nella storia della gioventù latinense: “i Gufi”, nel centro commerciale dell’orologio in via Isonzo. La sera è una calca incredibile e il parcheggio è pieno zeppo di macchine. Anche lì qualche band si esibisce, ma più che altro si esibiscono i ragazzi e le ragazze. È l’epoca delle palestre e tutti a mostrare bicipiti e belle gambe.

Interno Irish pub “Doolin”

Arriviamo a maggio del 1998 e in via Adua sta succedendo qualcosa. C’è un tir che arriva direttamente dall’Irlanda del nord, precisamente da Armagh, cittadina dell’Ulster, e degli uomini stanno scaricando delle stigliature e pacchi enormi. Ancora pochi giorni e nascerà il primo vero pub a Latina. È  il 21 giugno e apre l’Irish pubDoolin”. È di Ferdinando Parisella quel pub nel cuore della città. Lui è innamorato del popolo irlandese, e proprio non gli va giù l’occupazione inglese. Per questo ha scelto di fare il “Doolin” per onorare quel popolo. Inoltre fa arrivare tre pittori dall’Irlanda per dipingere dei murales sulle pareti del pub.

 

Oggi il “Doolin” ha ventuno anni e ha all’attivo più di millecinquecento concerti di musica jazz, folk e popolare. In questo lungo cammino, ha dato da lavorare a duecentocinquanta ragazzi universitari. Ferdinando è sempre stato un sognatore e idealista, io posso confermarlo perché lo conosco da sempre e poi avevamo un amico comune, che era della sua stessa pasta fatta di sogni, Nando Capelletti. Nel suo pub, lui ama dire che c’è sempre stata trasversalità sociale e generazionale. Insomma un luogo per tutti.

 

Ora c’è la via dei pub, ma questa è tutta un’altra storia che racconteranno le generazioni future. Io vi ho narrato la mia Latina e il mio vissuto che è come un giubbotto di pelle consumato che non riesco a togliermi di dosso…

 

Buon anno a tutti