Insegna Andreoli, da oggi la storia si racconta così

Insegna Andreoli, da oggi la storia si racconta così

1 Luglio 2020 0 Di Maria Corsetti

La storia di Latina, così come ce l’hanno raccontata, in 150 parole:

La bonifica, che qui prima era palude: montagne di libri (alcuni molto belli, altri carta strappata alle buste per la frutta), un’orgia di convegni.

Noi eravamo fasci, noi eravamo compagni: nostalgie da bar e da ombrellone della generazione ’68 e ’77 che non ha percepito alcuni accadimenti, per carità marginali, della storia, dalla caduta del Muro di Berlino, all’11 settembre, alla rivoluzione digitale (ma a queste latitudini anche la disputa Beatles/Rolling Stones, semmai ci fosse stata, è finita nell’archivio di una memoria corta, le mazzate date e prese in piazza si ricordano meglio).

Tiziano Ferro e Manuela Arcuri: guarda due così famosi che sono di Latina e lo dicono anche. Sono amico di Tiziano (sta anche in una canzone). Manuela me la ricordo a scuola. A Latina sono tutte fighe (oggettivamente mi è capitato di stare in altri contesti etnici e la percentuale di bruttezza era palpabile).

 

All’improvviso la storia, o meglio il racconto che si fa della storia, quella di Latina, cambia. Se dovessi segnare una data direi quella di ieri, martedì 30 giugno 2020.

Sarà banale, sarà retorico, ma di fronte all’insegna Andreoli, da ieri esposta al Museo Mug, di fronte a quell’insegna, che ho visto migliaia e migliaia di volte, ho avuto la percezione di guardarla per la prima volta e per la prima volta ci ho letto una pagina di storia.

Quel contrasto di colori così deciso, quella “A” sinuosa. L’ Hi-tech Store.

L’ho vista fino a qualche mese fa, sotto i portici di Corso della Repubblica, e ora la vedo qui. Più da vicino. Come quando per caso si incontra un personaggio famoso e si scopre qualcosa che la televisione non aveva rivelato.

Al Mug c’è tutta la famiglia Andreoli riunita, c’è la signora Anna, sempre elegante, e mi sembra strano non vederla alla cassa.

Le parole di saluto sono compito di Emilio, che si tira un po’ indietro. Se non sei abituato a parlare in pubblico è difficile farlo il giorno in cui presenti un capitolo della tua vita. Però parla, e molto bene, racconta di quell’insegna disegnata nel 1987 da Nando Cappelletti (e chi se lo può dimenticare Nando? Il suo gusto, il suo garbo), con il restyling solo della lettera A ad opera di Fabio D’Achille nel 2005.

«Stare in un museo è bello, ma dà anche la percezione di un tempo che è passato» dice sorridendo Emilio. Ma non è nel numero degli anni che si misura questo tempo, ma nei fatti che lo hanno scandito.

In termini tecnici a Latina si potrebbe parlare di Andreoli come di una volgarizzazione del marchio d’impresa. Perché, ma chi ha mai detto «Vado all’ Hi-tech Store» casomai, «Vado da Andreoli».

E ora, che rimane? Un’insegna appesa in un capannone adibito a museo? Signori no, qui si fa sul serio, qui non si commemora, qui si racconta. Non è un inventario di modernariato,  queste cose vanno bene altrove. Qui c’è la storia di una città i cui cittadini possono permettersi di raccontarla minuto per minuto. Se si tirano le somme, i minuti tanto celebrati sono pochissimi al cospetto di tutto il dopo. Qui c’è l’idea di una vita che pulsa, non una commemorazione, ma l’umano scorrere e cambiare del tempo.

 

Mi sono fermata da ascoltare due ragazzi, sì, proprio due ragazzi, Luigi Ferdinando Giannini ed Emilio Andreoli raccontare una storia.

Luigi lo racconta da anni attraverso la sua passione per l’arte, per tutta l’arte, per il recupero certosino di un passato prossimo che già suona remoto. Che l’ha portato ad allestire uno spazio delle sue ricerche e a metterlo a disposizione di chi vuole ancora ricercare.

Emilio la racconta da tempo con la sua penna, con la sua curiosità e la voglia di scoprire la bellezza in pagine finite forse qualche volta solo nella cronaca dei quotidiani locali (un titolo, un sommario, un paio di mila battute e domani è un altro giorno). Diventerà un libro. Questa è una bella notizia. Intorno a Emilio non c’è solo la famiglia. Ci sono anche gli amici e questa è la cosa più bella. Stanno tutti intorno ai sessant’anni e ancora si sentono al liceo. È una giornata torrida, ma stanno tutti lì. E scherzano, e raccontano.

 

Scende il telo,  l’insegna appare e già tocca qualche corda, come l’apparizione di un’amica ritrovata dopo tanto tempo.

È in ottima compagnia, è in compagnia della storia. Raccontiamola.

 

MUG Museo Giannini & Spazio Eventi,
Via Oberdan 13/A, Latina

www.museogiannini.it

 

Nella foto

La signora Anna Veltre Andreoli con Emilio Andreoli