Facilepenna “infiltrato” nello sciopero dei militari italiani

Facilepenna “infiltrato” nello sciopero dei militari italiani

8 Ottobre 2020 0 Di Fatto a Latina

Avvertenze per i lettori: articolo inadatto a chi non comprende i concetti di ironia e
partecipazione democratica

Da spirito libero e libertario avrei dovuto rifiutare l’incarico da “infiltrato speciale” che mi è
stato offerto la scorsa settimana, ma l’occasione stavolta era davvero troppo ghiotta.
Si trattava di infiltrare Facilepenna tra i militari italiani che il 7 ottobre avrebbero tenuto il
primo sciopero della loro storia (almeno secondo il titolo di un articolo de “IL TEMPO” del
primo ottobre) con annessa protesta dinanzi a Palazzo Chigi.
Capirete, uno sciopero di militari è già di per sé un fatto storico che non mi sarei perso per
niente al mondo…mettici poi il colpaccio del doppio ingaggio ed è fatta!
E’ si, perché ad affidarmi l’incarico sono stati due politici delle mie zone che, all’insaputa
l’uno dell’altro, hanno entrambi finanziato l’impresa!
I due intendevano dimostrare le loro opposte convinzioni: il finanziatore di destra
sosteneva che i militari manifestanti non erano che un manipolo di sediziosi pagati dai
rossi per abbattere lo spirito di corpo nelle forze armate e sovvertire l’ordine costituito della
triade Dio-Patria-Famiglia, mentre quello di sinistra chiedeva conferma di un suo atavico
sospetto per le divise, ovvero che gli uomini e le donne con le stellette sulle spalle non
sono altro che golpisti agli ordini di un qualche redivivo Colonnello Automatikos.
Per me era solo un lavoro ben pagato e intascata la doppia diaria, non ho dovuto fare altro
che procurarmi un adeguato travisamento, (gli sbirri in “verbalese” dicono cosi) ed un pass
per confondermi coi manifestanti (ho scelto quello di uno sindacati delle Fiamme Gialle, Il
SILF – Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri….. chi vuoi che in Italia si metta a
fermare uno dei “pubblicani”, gli odiatissimi uomini delle tasse?).
Ho evitato di prendere il treno, per non incappare in qualche pendolare membro del
Treno-Dixit che mi avrebbe smascherato e mi sono sparato,immerso nel dolce fumo del
mio Pedroni Madagascar, tutta la Pontina sulla mia leggendaria Torpedo Blu.
Dopo aver parcheggiato il bolide a Via dell’Olmata, ho passeggiato con cadenza marziale
fino a piazza Piazza Monteciotrio di fronte al Parlamento, dove ho sbattuto il grugno
mascherato sulla prima sorpresa di questa uggiosa giornata.
Nessun energumeno in divisa con sguardo torvo e manganello al fianco e nemmeno
pasdaran della rivoluzione coi capelli a mezzo collo e megafono.
Gente comune, uguali a noi normali !
Alcuni in giacca e cravatta, altri con felpa e jeans. Più di qualcuno in sovrappeso e con
incipienti calvizie che affrontava con sprezzo del pericolo la pioggia d’autunno.
In tutto un centinaio di uomini e donne in rappresentanza di circa dieci sigle sindacali dai
nomi strani (SINAFI-SILF-USIF-SAF-LIBERA RAPPRESENTANZA-NSC – SILME- -USIC )
che associano migliaia di carabinieri, finanzieri, marinai, avieri e soldati in servizio.
Tantissimi sorrisi. Qualche bandiera. Tutti debitamente mascherinati e distanziati.
Non li ha fermati nè una bufera di pioggia che si abbatte sul centro di Roma dalle 14:30
alle 15:30 e nemmeno una circolare dello Stato Maggiore della Difesa che minaccia
sanzioni disciplinari in base ad una norma che ancora non c’è (il primo caso di processo
da realizzarsi evidentemente sulla De Lorean con Marty Mcfly).
Cerco di non farmi ingannare dalle apparenze e dai loro discorsi (sarà il loro
travisamento!) quando li sento dibattere di Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e Progetti di
Legge (maledetti mistificatori, sembra ne capiscano davvero)
Faccio allora scattare lo schema Kissinger: li provoco con arguzia per far emergere la loro
natura sovversiva.
Comincio ad avvicinarmi ad alcuni di loro e sussurro “ Na’ bella bomba ci vorrebbe dentro
‘sti palazzi. La rimettiamo in ordine noi ‘sta patria vilipesa se ci danno mano libera, come

quando c’era la Buonanima!” Mi becco le prime feroci occhiatacce.
Caspita! ho sbagliato target.
Cambio crocchio e riferimenti politici “Borghesi tutti appesi. Addavenì Baffone”
Peggio mi sento. Altre occhiatacce. Ma che succede, manco con l’altra sponda politica
ottengo reazioni?
Mentre sto per guadagnare, ormai sconfitto, la via di fuga verso Piazza Capranica, vengo
circondato e bloccato da sei o sette sindacalisti-militi usciti dai ranghi.
Uno di loro, un giovane uomo magro ed elegante, con un bellissimo accento calabrese mi
dice “Ciao collega. Sono Francesco, il tuo segretario nazionale. Mi sai dire di quale
Comitato Territoriale fai parte?” E’ finita, penso. Mi hanno scoperto.
A quel punto non posso che confessare.
Dico di essere un giornalista di Latina che vuole scrivere una articolo sul loro sciopero,
omettendo solo il risibile particolare dei due finanziatori occulti.
E abbasso il capo in attesa delle meritate legnate.
Invece non arrivano né sberle né calci ma solo risate.
“A Montanelli della Palude, potevi dirlo subito. Facciamo sempre una gran fatica a far
scrivere di noi ai tuoi colleghi. Ci fa piacere che sei qui” mi dice Bresci da Grosseto.
Lo incalza Eugenio di Roma “ Tanto pe’ comincia’ però non fà come quelli del Tempo. Pe’
carità carucci ad averci fatto un articolo sulla nostra manifestazione. Ma il titolo! Questo
non è uno sciopero. Noi non volemo e non potemo sciopera’ . E’ ‘na manifestazione. La
facciamo fuori dal servizio. E ci paghiamo tutto da soli come al solito. Biglietti del treno.
Benzina. Bandiere. Tutto di tasca nostra”
Si inserisce Vincenzo detto Chiaromonte “ Lo riconosci il simbolo sulle nostre bandiere?
Due mani che si stringono. Era il simbolo della solidarietà tra le persone che stava sulle
sedi delle prime Società di Mutuo Soccorso.”
Mi incuriosisco “ Ma allora perché manifestate? Volete più soldi in busta paga, immagino!”.
Interviene ancora Francesco “ Ma quali più danari? Per quelli si vedrà nella contrattazione
come per tutti i lavoratori. Oggi siamo qui perché vogliamo che venga rispettata la
Costituzione! Come ha anche scritto nero su bianco la Corte Costituzionale con la
sentenza 120 del 2018! I militari hanno il pieno diritto di costituire associazioni sindacali.
Punto. Non è giustificabile quello che è avvenuto fino ad ora, con la foglia di fico delle
cosiddette “rappresentanze militari”, un sorta di club interno che viene impiegato più
spesso a disquisire di gagliardetti e colore delle tende nelle foresterie, che della tutela
reale del personale ”.
Osvaldo “l’originalista scaligero” “ Vedi un po'. I giudici gli han detto che fino adesso nelle
caserme si sono scordati di far entrare la Costituzione.”
Mi viene un dubbio “ Ma se c’è stata una sentenza della Corte Costituzionale e vi siete
costituiti con tutte queste sigle e con tutti gli iscritti che dite di avere, dove sta il problema?”
Mi si avvicina, ma sempre a distanza Covid, Emiliano il ciociaro “ Non hai capito? Se vede
che sei pontino. Il problema è là” ed indica con un gesto ampio e circolare i palazzi della
politica : Il Parlamento, Palazzo Chigi ed il Senato.
Guardo interrogativo Francesco che paziente mi spiega “ Da due anni le Camere
avrebbero dovuto elaborare, come richiesto dalla Corte Costituzionale , una legge-quadro
che ci permettesse di agire, seppur con tutti i limiti giustificati dal nostro ruolo, cosa sulla
quale non discutiamo di certo. Mica vogliamo l’anarchizzazione del nostro mondo! ”
Lo interrompo: “ Effettivamente non si capisce perchè la Polizia di Stato possa avere i
sindacati ed almeno voi della GdF ed i Carabinieri no” .
“Hai centrato una delle contraddizione principali di chi si oppone a alle nostre proposte”
prosegue Francesco “Ma fino ad ora, nonostante le promesse, i rappresentanti del popolo
italiano avevano traccheggiato. In questi giorni invece stanno per approvare il pessimo
D.D.L.Corda”
“E sarebbe stato meglio se avessero traccheggiato ancora. Io a questa pessima legge

preferisco nessuna legge. La questione la risolviamo a questo punto nei Tribunali, se la
politica non dimostra coraggio.” interviene un abruzzese chiacchierone dallo sguardo duro,
Gianluca.
“Hai ragione Gianluca” prosegue un certo Davide (un mio omonimo, certo non bello ed
elegante come me!) “ Pensare che qualcuno avrà il coraggio di presentarla agli italiani
come un successo politico. Se non fosse stato per i Parrucchoni della Consulta ed il
coraggio del nostro pastorello sardo-friulano Solinas che ha fatto ricorso sai quanto
avremmo aspettato? Gli onorevoli dovevano solo seguire le linee guida dategli. Invece,
dopo due anni di tira e molla deputati e senatori di tutti gli schieramenti politici stanno per
approvare una legge-trappola. Una legge che ci trasforma in un dopolavoro ferroviario.
Una norma che, per esempio, non ci permetterà di agire di fronte ad un giudice del lavoro
per i comportamenti antisindacali. Ti rendi conto? In questi casi ci dovremmo rivolgere al
TAR! Come se alla FIAT licenziassero perché troppo polemico un delegato di base e
quello, da solo, dovesse fare un ricorso amministrativo, invece che andare di fronte ad un
giudice del lavoro. Una legge che permette alle amministrazioni militari di sciogliere a loro
piacimento un sindacato. Una legge che non ci consente di discutere nemmeno dell’orario
di lavoro. E di che dovremmo discutere con la controparte? Degli abbonamenti allo
Stadio? Poi, con queste regole praticamente non possiamo svolgere attività sindacale sul
luogo di lavoro. Che la facciamo di sera ? Al bar?”
Sono arrabbiati ma mi dicono tutto con pacatezza e in modo semplice ma chiaro.
Incalza Mimmo il partenopeo “ Per forza Davide, chill’ in Commissione Difesa hanno
ascoltato noi ed i professoroni di diritto del lavoro e costituzionalisti che dicevano le stesse
cose nuostre. Poi però a ru moment’ di proporre la legge tutti i partiti hanno fatto copia e
incolla delle proposte della Stato Maggiore dell’Esercito. Che nostalgia che teng e Giugni e
Brodolini . Quelli dello Statuto dei Lavoratori”
Emiliano sbatte i piedi per terra impaziente “ Capito pontino perché siamo qui? Perchè
abbiamo perso giorni di ferie e speso soldi nostri in tutti questi anni? Perchè ci mettiamo la
faccia? Perchè dopo che ci siamo arrivati con le nostre forze, ci sentiamo traditi dalla
politica?”
Lo guardo costernato “ Si ho capito ora. Non è solo per voi. E’ pure per noi altri . Per avere
un Paese più giusto. Per avere servitori e non servi dello Stato. Perchè non esistano più
cittadini di serie A e serie B. Perchè l’Italia può e deve uscire da paure e pregiudizi
incomprensibili. Perchè Finanzieri, Carabinieri, Marinai, Avieri e Soldati non sono un
Corpo separato dello Stato, ma un pezzo di società italiana”.
Nel frattempo dai palazzi della politica arrivano per discutere coi manifestanti un paio di
onorevoli, Deidda e Mininno e un ex Ministro, Trenta. Fanno promesse, promettono
attenzione. Si vedrà.
Saluto i sindacalisti incompiuti e, mentre in bocca già sento l’amaro della Guinnes che
tracannerò coi soldi sporchi dei miei finanziatori al The Fiddler’s, vado pensando “ Strano il
nostro Paese. Mentre molti tra noi “civili” non credono più alla democrazia rappresentativa
e tanti disprezzano partiti e sindacati, chi meno te lo aspetti ti ricorda con le proprie azioni
la verità che nei suoi versi cantava Giorgio Gaber qualche anno fà:
“ La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un'invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione. ”
N.B.le dichiarazioni riportate sono nella sostanza vere ma rivisitate nella forma dalla facile
pennna di chi scrive

Davide Facilepenna