Gianfranco Pannone il regista di “Latina/Littoria”

Gianfranco Pannone il regista di “Latina/Littoria”

25 Aprile 2021 0 Di Emilio Andreoli

In questo tempo malato cerco le belle notizie per tirarmi un po’ su di morale, ma è un’impresa ardua, se poi cerco le notizie belle sulla mia città è ancora peggio. Il giornalista Massimo Giletti su La7, per la seconda domenica consecutiva, dedica una buona parte della sua “Non è l’Arena” alla criminalità latinense. Sui Tg nazionali si parla di caporalato nella zona pontina, e sui quotidiani nazionali la vicenda del cimitero di Sezze fa scalpore. Insomma, la provincia di Latina appare in tutto il suo peggio. È giusto sviscerare i problemi, ma ritengo sia giusto raccontare anche i lati buoni della nostra comunità e del nostro straordinario territorio. Io continuerò a scrivere di quella Latina talentuosa che è uscita fuori dalla palude, e viene riconosciuta anche oltre i confini nazionali. Gianfranco Pannone fa parte di quella Latina, e oggi è considerato tra i migliori registi di film documentari del cinema reale.

L’inizio del nuovo secolo non lo ricordo con piacevolezza, si era portato via mio papà all’improvviso il 4 luglio del 2001. A lui devo la passione per il cinema, il teatro, l’opera lirica e l’arte in genere. Vi starete domandando cosa c’entra mio padre con il regista Gianfranco Pannone, eppure c’entra e fra poche righe lo scoprirete. Non ricordo dove vidi per la prima volta il suo film documentario “Latina/Littoria”, ma ricordo benissimo le ultime immagini, girate all’ingresso del teatro D’Annunzio, quando è apparso mio padre per un paio di secondi.

Roma settembre 2015.
Gianfranco Pannone, regista, fotografato a Roma a Villa Celimontana.
foto: Rino Bianchi

L’avevo perso da poco e l’emozione è stata grande. Anche lui per un attimo era stato attore inconsapevole della città che aveva amato, anche se era nato altrove. Quando mi capita di rivedere “Latina Littoria”

mi emoziono come la prima volta, anzi anche di più, perché alcuni di quei personaggi, in questi ultimi vent’anni sono venuti a mancare, come il mio caro amico Nando Cappelletti, il senatore Ajmone Finestra e il consigliere Ruggero Mantovani che conoscevo perché mio affezionato cliente.

Per questo mi sento legato al docufilm di Pannone, a prescindere da ideologie e fatti politici. Il film è uno straordinario affresco di quel determinato momento, il 2001, e racconta la realtà in maniera innovativa e, per certi versi, rivoluzionaria rispetto ai canoni del documentario classico. Nell’opera si narra degli ultimi mesi convulsi del mandato di Ajmone Finestra sul piano regolatore, oggetto di discordia all’interno della sua stessa coalizione.

I fratelli Pannone, da sx Paolo, Gianfranco e Giuseppe 1996

L’incontro telefonico con Gianfranco Pannone

Gianfranco Pannone l’ho conosciuto di sfuggita ad agosto del 2019, quando la mia amica Emanuela Gasbarroni organizzò la manifestazione “Latina sotto le stelle” all’arena del cinema Corso. Una serie di proiezioni dove erano inclusi tre documentari di Pannone, dedicati alla nostra città: “Piccola America” che narra l’epopea della gente del nord arrivata durante e dopo la bonifica, “Latina/Littoria” gli ultimi mesi del mandato del sindaco Ajmone Finestra e “Scorie in libertà” che racconta della centrale nucleare di Borgo sabotino.

Contattarlo non è stato difficile tramite suo fratello Giuseppe che conosco da un po’. Gianfranco è stato da subito molto disponibile a raccontarsi e a mostrare l’affetto che ha per Latina. Ovviamente l’appuntamento è telefonico e per me è tutto più difficile, perché le emozioni, se non hai la persona di fronte, sono molto più complicate da cogliere.

Gianfranco raccontami un po’ di te

 Sono nato a Napoli il 20 maggio del 1963, ma solo per un fatto anagrafico. Mio nonno ci teneva che tutti i suoi nipoti nascessero a Napoli, per non tradire le origini di famiglia e io ne vado fiero. I miei si trasferirono a Latina negli anni cinquanta, mio papà era un ispettore del lavoro. Io sono il primo di tre figli, dopo di me c’è Giuseppe e poi c’era Paolo che purtroppo è venuto a mancare improvvisamente lo scorso anno. Lui di Latina conosceva tutto e tutti, è stata una grande perdita anche per la città

Che mi dici dei tuoi studi e della passione per il cinema?

 Le superiori le ho fatte al liceo classico di Latina. La passione per il cinema credo di averla sempre avuta, infatti dopo la maturità mi sono iscritto alla facoltà di Lettere a indirizzo cinematografico, a la Sapienza di Roma. Dopo la laurea mi sono diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia

Hai realizzato più di un docufilm sulla nostra città, ma “Latina/Littoria” è quello che ti ha dato maggior soddisfazioni. Sono passati esattamente venti anni da quella prima proiezione, come ti è nata l’idea?

 In quel periodo c’era lo scrittore Antonio Pennacchi che con le sue esternazioni da fascio comunista, faceva gran rumore. Poi c’era la storia del piano regolatore di Pier Luigi Cervellati, che gli alleati del sindaco Finestra non volevano approvare, soprattutto quelli di Forza Italia. Insomma c’erano tutti gli ingredienti necessari per raccontare una storia reale. Certo, inizialmente, da uomo di sinistra non fu facile aprirmi al sindaco fascista Ajmone Finestra, invece lui mi diede sin da subito un’ ampia disponibilità, ma il collante vero furono Nando Cappelletti, braccio destro del sindaco, e Antonio Pennacchi. Tra noi era un gioco di provocazioni, Finestra tirava fuori il busto del Duce e Pennacchi gli diceva che non aveva il coraggio di tornare a chiamare Latina con il suo vecchio nome, Littoria. Da quel film ho imparato a guardare il mondo non più dall’alto dell’ideologia, ma a guardare ad altezza d’uomo

Ormai sono tanti anni che vivi a Roma, Latina cosa è per te?

 Latina rimane la mia città e devo dire che ho imparato ad amarla proprio quando sono andato via

Come spieghi tutti questi talenti, di cui fai parte, che Latina ha prodotto?

 Latina è una grande città di provincia, ma non è come tutte le altre città di provincia italiane, vive di individualità però con una collettiva inquietudine. Non ha certo aiutato la crescita urbanistica disordinata, che forse con il piano regolatore che voleva Finestra non ci sarebbe stata e il centro non si sarebbe spogliato della sua funzione aggregativa.  Tra l’altro, a parte il momento pandemico,

abbiamo ancora il teatro chiuso. Pensa che Latina conta il più alto numero di richieste di brevetti , questo dimostra le grandi potenzialità delle persone, ma anche che non hanno appoggi per sviluppare i propri progetti

Su cosa stai lavorando ora?

 Sto lavorando su un film che racconta la storia di Radio Radicale, che dovrei realizzare entro quest’anno e si intitolerà Onde Radicali

E su Latina hai in mente qualcosa?

 Per adesso no, però mi piacerebbe lavorare su qualche tema scottante, come l’inquinamento delle nostre campagne e lo sfruttamento dei lavoratori indiani. Sarebbero storie più che degne di essere raccontate, ma quello che mi auspico è che anche altri cineasti di Latina, più giovani di me, possano raccontare il nostro territorio” 

 

Il premio a “Latina/Littoria”

Il film “Latina Littoria” nel 2001, al Torino Film Festival, viene premiato come miglior documentario italiano, e nel 2003 ottiene il premio Rai al Festival del cinema del Mediterraneo. Gianfranco Pannone, oltre a tantissimi documentari, ha diretto alcuni spettacoli teatrali, tra i quali, nel 2006 “Guerra civile”, presentato al Festival dei due Mondi di Spoleto.

Gianfranco Pannone riceve il premio come miglior documentario per “Latina Littoria” al Torino Film Festival 2001

Il format rivoluzionario di “Latina/Littoria” continua a fare scuola ai giovani registi del cinema reale. Per chi non lo avesse visto, è disponibile sulla piattaforma YouTube. Gianfranco, oltre ai suoi tanti impegni, insegna regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e al Master di cinema e televisione all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ma non dimentica di essere di Latina e di guardare ad altezza d’uomo, cosa che dovremmo fare un po’ tutti per rispettare il pensiero diverso.

Ringrazio Gianfranco Pannone per la sua disponibilità, il fratello Giuseppe per avermi fatto da gancio, e un pensiero speciale va a Paolo, il più piccolo dei fratelli, che incontravo spesso sotto i portici o nei vari bar di Latina dove ci fermavamo per un caffè e qualche scambio di opinione sulla città.