La mia lettera ai ragazzi a cui ho insegnato a domandarsi

La mia lettera ai ragazzi a cui ho insegnato a domandarsi

16 Novembre 2022 1 Di Lidano Grassucci

Entrai in classe, tanti anni fa. Davanti una ventina ragazzi e io ero poco più grande e mi presentai “ragazzi io sono il vostro avversario. Io sono quello con cui dovete imparare a vivere e anche a barare, a risolvere e poi nuovamente a non capire nulla di come vive la gente. io sono quello che dovrete superare, quello a cui un giorno spiegherete quel che non può sapere, il domani.

Mi vedrete sorridere anche quando piangerei, ma non mi vedrete mai non rispondere alle vostre curiosità che sono state mie, ma alle altre della vita rispondere da soli io non le conoscerò mai. Staremo qui ore ed ore a parla comunque di umane storie, di torti e diritti, per capire le radici di un albero che chiamano umanità, un albero che a volte ruba acqua alla rosa, ma talvolta la protegge dal sole. Non ci sono cattivi e buoni, ma persone con coraggio da vendere e paura non si meno. Vi insegnerò Lucignolo, per farvi capire la fata turchina e Mangiafuoco, vi parlerò di Franti di cui sono stato compagno di banco e che mi è rimasto nella vita anche quando la vita gli fece dispetto.

Ragazzi io non  vengo dal bello, l’ho scoperto, io non vengo dal giusto ma l’ho subito. Per questo ho fatto fatica a conquistare la vita.

Che voglio da voi? Che non siate mai secondi a nessuno, che nessuno possa barare al gioco facendosi verità sua, perché noi impareremo i dubbi nostri. Non voglio recite a memoria, ma comprensioni nell’anima.

Cose che se trovate un cartello che indica il cielo ma con la freccia verso giù, voi la rigirate e se è notte puntate le stelle.

Ogni cosa ha dentro amore, se riuscirò a farvi amare questo amore avrò fatto il mio. E sarà bello se voi a ricordare quel professore mai abbinato giusto, sempre con mille cose che non giravano in testa, col sonno dentro che avrebbe solo voluto dormire, riuscite a fare un sorriso.

Un Preside mi chiese “Se la sente?”, io risposi “lo farò fino a che lei non mi farà più questa domanda”