Guccini, Canzoni da intorto e pure adesso il maestro ci precede

Guccini, Canzoni da intorto e pure adesso il maestro ci precede

19 Novembre 2022 0 Di Lidano Grassucci

Si chiama “canzoni da intorto” è l’album ultimo di Francesco Guccini. Mi dico ma chi vuole “intortare”, lui risponde alla mia mai arrivata considerazione “alle ragazze”. Non nascondiamoci noi del mio tempo con lui, di qualunque pensiero fossimo, ci siamo cresciuti per quel gioco di parole in cui è maestro e per la medesima sua nostalgia di un campo che non c’era più e una città che ci mancava l’aria.

Lui, noi, oggi siamo da “rivoluzionari” che eravamo vecchi uomini in attesa dei ricordi. E lui, puntuale, ci segue anche ora e ricorda le serate in osteria dove chi sapeva di musica, chi qualche canzone, chi senza virtù sapeva solo vendere parole ma tutti impegnati da dare l’idea di meraviglie mai provate a ragazze che facevano finta di crederci.

Ora ci dividiamo il pezzo di pecorino e dopo aver cercato per anni vini per palati newyorchesi, per film di eroi patinati, torniamo a quel vino che ci vuole fegato per passare le ore dopo, quelle della notte, quelle che ci vuole un poco di Gaviscon per uscirne.

E le ragazze? Le intortammo intortati illusi di aver diretto un gioco in cui eravamo solo i balocchi. Ma che ne sai? Ora da vecchi facciamo i fighi con canti in cui riportano pari pari le cose che ci siamo ricordati. Uomini siamo che anarchici eravamo, anarchici siamo, che ci troviamo ancora e basta anche la Coca Cola.

Siamo reduci di bellissime illusioni, come di quelle ragazze tutte la scoprire e quando si avvicinavano noi facevamo finta di sapere quel che non sapevamo, parlavamo da maestri e non eravamo ancora neanche garzoni di bottega. Ma che storie ragazzi, che intorto, profumo di mele.

Ora che ci penso ha ragione il Maestro siamo stati intortatori, non geniali inventori, ma bravissimi narratori: cantastorie di osterie.