Mario Libertini, in ricordo dell’ex pugile che metteva ko pure le zanzare

Mario Libertini, in ricordo dell’ex pugile che metteva ko pure le zanzare

4 Dicembre 2022 0 Di Emilio Andreoli
  1. A Latina gli sport più seguiti sono sempre stati calcio e pallacanestro. Da diversi anni anche la pallavolo, calcando i palcoscenici della serie A, ha avuto un grande seguito di pubblico, poi però la squadra è dovuta migrare a Cisterna per inadeguatezza del nostro palazzetto dello sport. Tanto tempo fa, già dagli anni trenta, un altro sport fu molto in voga tra i giovani latinensi, il pugilato. Tra l’altro ci regalò diverse soddisfazioni. Vi ho già raccontato del peso massimo Celio Turrini, il nostro Cassius Clay, che sfiorò le olimpiadi di Roma nel 1960. Ma non fu il solo a sfiorare quell’impresa, un altro boxer pontino arrivò a un soffio da quell’olimpiade. Era un peso leggero e si chiamava Mario Libertini. Vi voglio raccontare la sua storia, perché a Latina ha lasciato bei ricordi agli appassionati di boxe e ai suoi tanti amici.

 Girando per Latina ho l’impressione che alcuni personaggi, da me raccontati, potrebbero apparire da un momento all’altro, magari in una delle nostre piazze, per le vie del centro, sotto i portici o al Circolo Cittadino. Sono quelle figure che rimangono indelebili, anche a distanza di tanti anni. Persone che hanno lasciato una traccia profonda in questa città nuova, che sta per compiere i suoi primi novant’anni. Uno di questi è Mario Libertini, con il suo inconfondibile baffetto. Fu un ottimo boxer e grande organizzatore di eventi pugilistici e non solo.

Rileggo raramente i miei racconti: a volte faccio pure fatica a ricordare l’ultimo scritto, perché concentrato su quello successivo. Quelle rare volte che torno sui miei passi non è per mera piaggeria, ma per rileggere quelle storie che mi hanno coinvolto emotivamente, riportandomi indietro nella fanciullezza, come quella del pugile Celio Turrini.

Ho sempre amato il calcio, sin da ragazzino, quando giocavo con i pulcini del Latina. Però anche il pugilato mi affascinava, ma non lo praticai perché mi mancava il fisico da boxer. Mi limitavo a guardare i combattimenti nella palestra del Palazzo M e in televisione. Sapevo già qualcosa di Mario Libertini, anche se non lo avevo mai conosciuto personalmente. Quando mi è stato suggerito di raccontare la sua storia ho deciso di approfondire, perché i pugili sono atleti di altri tempi. Le loro imprese hanno quel non so che di romantico, e a me arriva la giusta ispirazione per raccontarli.

Mario Libertini il mecenate dello sport

Mario Libertini nasce a Priverno, in provincia di Littoria, l’8 luglio del 1935. È terzo di quattro figli. Il padre è un artigiano e lavora spesso fuori. La madre, Maria, bada alla famiglia. Già da ragazzino frequenta la palestra di boxe del paese, dedicata a uno dei più grandi pugili del novecento, Enrico Bertola, morto dopo un durissimo match negli Stati Uniti. Per Mario è una passione che non si fermerà con l’adolescenza.

un giovane Mario Libertini in attesa di salire sul ring

Finite le scuole primarie trova lavoro vicino Priverno, in un’azienda di carciofini. Continua comunque con gli allenamenti, ma a Latina, nella palestra della Casa del Contadino con il maestro Carlo Desideri che lo prepara, per i primi combattimenti, nella categoria novizi come peso leggero. Poi arriva la leva militare e si arruola in polizia, ed entra a far parte del gruppo sportivo delle Fiamme Oro di Nettuno.

Nei match, con il gruppo della Polizia di Stato, si distingue per la sua bravura sul ring, vincendo molti incontri. Però appena può torna a Priverno dalla sua famiglia e dai suoi amici. Proprio con loro conosce Noemi, una bella ragazza di origine armena che vive a Sermoneta Scalo. Fa la parrucchiera in un coiffeur romano. Iniziano a frequentarsi e si innamorano.

Mario Libertini con Alain Delon, in uno dei suoi tanti eventi pugilistici

Nel 1960 arrivano le olimpiadi di Roma. In ballo c’è anche il suo nome nella nazionale italiana di pugilato, ma alla fine la scelta ricadrà su un altro atleta e Mario farà da sparring partner al futuro campione Sandro Mazzinghi. Nel mondo della boxe conosce il giornalista Rodolfo Sabbatini, organizzatore di eventi e promotore di pugilato a livello internazionale. I due stringono una forte amicizia. Per Mario quel legame sarà determinante per il suo futuro. Da Rodolfo apprenderà tutti i segreti per organizzare grandi eventi.

Nel 1962 da dilettante diviene professionista, e sale anche di categoria. Non più pesi leggeri, ma super welter. Nel frattempo si è sposato con Noemi e dalla loro unione nasceranno Marco, Roberto e Simona. Tra il 1962 e il 1965 disputa molti incontri con diverse vittorie, sfiorando anche il titolo italiano. In uno di quei match gli viene presentato un industriale, grande appassionato di sport e soprattutto di pugilato, Eduino Zucchet, che ha un’azienda di disinfestazione a livello nazionale.

Mario Libertini con il pugile Carlos Monzon

Mario sa che non può vivere solo di boxe, e quando Zucchet gli propone di lavorare per la sua azienda subito accetta. In breve tempo impara tutto di quel nuovo mestiere. All’inizio degli anni settanta, l’industriale decide di aprire una filiale a Latina e di affidarla a Mario, che continua a combattere allenato da un maestro d’eccezione, lo statunitense di origini ungheresi, Steve Klaus. Lavora e combatte, ma collabora anche con il suo amico Sabbatini nell’organizzazione di eventi pugilistici, di altissimo livello, con i più grandi boxer del tempo, come Carlos Monzon e Nino Benvenuti.

1978, il momento dell’inaugurazione della LI:MA disionfestazioni di Mario Libertini. Con tutte le personalità del tempo

Nel 1978 inaugura un’azienda tutta sua, la LI.MA disinfestazioni, con il beneplacito di Eduino Zucchet che gli fornisce i prodotti. Il lavoro lo impegna molto, ma la passione per il pugilato è sempre forte e quel pallino per gli eventi non lo abbandonerà mai. Nel 1980 riesce a portare al palazzetto dello sport, di Latina, i campioni: Nino La Rocca e Patrizio Oliva. Sempre al palazzetto, organizza i nazionali juniores di Italia Stati Uniti e Italia Tunisia. Successivamente il campionato nazionale novizi. Inoltre fonda una scuderia di pugili pontini che combatteranno in tutta Europa. Tra questi Mario Sanna che a Marsiglia sconfiggerà l’idolo di casa. Ugo Di Pietro, invece, batterà quello parigino a Parigi.

Mario Libertini, nonostante tutti gli impegni, partecipa come ospite fisso nella trasmissione televisiva di Tele Lazio “La grande boxe”, condotta dal giornalista Luigi Molella. E per diversi anni ricoprirà la carica di presidente della Boxe Latina. Insomma un vulcano sempre in eruzione. Nel 2011 gli viene consegnato, dalla fondazione Varaldo Di Pietro, il meritato “Premio Mecenate dello Sport”nella sua prima edizione. Il 30 novembre del 2013, dopo un lunga malattia, il suo cuore ha cessato di battere.

L’incontro con il figlio Marco

L’incontro con Marco Libertini lo devo a Carmen Casu, collaboratrice nella sua azienda. È stata lei il mio gancio, anche se Marco lo conosco da una vita. Lo raggiungo nel suo ufficio in via Basento, una traversa di via Piave. Ogni parete, con decine di foto appese, parla di Mario. È evidente l’ammirazione profonda che nutre per quel papà così carismatico.

Mario Libertini riceve una targa in un evento sportivo di boxe. Da sx i figli Roberto, Marco e alla sua dx Giulio Spagnoli che consegna il premio

Marco, dopo la scomparsa di tuo papà, hai preso le redini dell’azienda e la LI.MA disinfestazione continua la sua missione. I tuoi fratelli?

“Mio fratello Roberto lavora per il cinema e mia sorella Sabrina lavora in banca. Sono l’unico che ha seguito le orme paterne”

Raccontami di lui

“È stato un padre severo, ma sapeva essere anche molto dolce e prodigo di insegnamenti. Per me è stato un faro, un esempio di rettitudine. Mi ha insegnato l’attaccamento al lavoro e alla famiglia. Per gli innumerevoli impegni, a casa lo vedevamo poco, però faceva sentire sempre la sua presenza”

 Dalle foto alle pareti, si evince l’amore profondo che aveva per il pugilato, ma anche il tuo forte legame con tuo padre. Ma per gli altri sport?

“Mio padre amava lo sport in generale. Nel 1968 organizzò l’aereo per la famosa partita di calcio Olbia Latina. Era anche un assiduo frequentatore del palazzetto dello sport per le partite di basket. Ma ti voglio confidare un’altra cosa, che molti non sanno: mio padre, oltre a organizzare eventi di boxe, organizzò pure diversi eventi musicali. Ricordo che al cinema Giacomini portò Claudio Villa”

Quali erano i suoi amici più stretti?

“Aveva tantissimi amici e potrei fare torto a qualcuno. Nomino solo un paio che non ci sono più: il regista Enzo De Pasquale e il dirigente del Latina Calcio Tommasino Cifra”

Sono passati nove anni dalla sua scomparsa, hai in mente qualcosa per commemorarlo nel suo decimo anniversario?

“Mi piacerebbe organizzare un trofeo pugilistico in sua memoria. Diciamo che ci sto già lavorando”

Ma quanto mancano i grandi organizzatori nella nostra città? Oltre Mario Libertini, di quei tempi ricordo personaggi come Edoardo Castagnina e Carlo Fino per la cultura e il teatro. Tommasino Cifra per il calcio, Nino Cepollaro per gli eventi musicali… Latina ha bisogno di rinascere, guardando anche le figure del passato che tanto hanno dato. Intanto faccio un grande in  bocca al lupo a Marco Libertini, per il progetto commemorativo del suo carismatico papà.

Nella foto di copertina Mario Libertini riceve il premio Mecenate dello Sport