I Lidano e battezzare un asino il 2 luglio

I Lidano e battezzare un asino il 2 luglio

29 Giugno 2026 0 Di Lidano Grassucci

Ogni tanto – sì, ogni tanto – capita di aver bisogno di radici, di tornare in un Eden che forse era solo più giovane. Ti servono gli accenti che avevi nel ventre di tua madre, che avevi da piccolo, quando papà pareva un gigante e nonno un eroe come Achille o Ettore. Abbiamo bisogno del sogno americano all’indietro.

Mi chiamo Lidano. Dio mio, che sfacelo. Mi chiamo così perché vengo da un posto lì, che è un “danno” stare dove puoi solo partire.

Con la memoria ricuci le condizioni. «Mi iaricordo patto che d’agguatava la sigaretta, ohi Cetto», dice Lillo la Scafarola. Mio padre mi appare con la maglia intima di lana che «assorbe il sudore».

Ritorni, appuntamenti capovolti. Lillo Garibaldi che canta: «Garibaldi che comanda, che comanda il battaglion».

«Nonna, ma perché Garibaldi?».

Nonna era nazionalista e raccontava di chi da Sezze era andato con l’Eroe dei Due Mondi; e io immaginavo uno come Lidano Caldarozzi, ma grosso e in camicia rossa: «Qui si fa l’Italia o si muore». Un’Italia che era grande, ma anche piccola come gli spazi e gli uomini di qui.

Poi c’è Lillo “Mezzapagnotta”, che parla pulito perché ha fatto il collegio a Roma, e lì sono di latino e greco, di classico aureo, di bellezza senza tempo. Ma dove cade l’accento di Lidano? Sulla i, altrimenti sarebbe un “danno”.

E mi trovo a parlare del mio piccolo mondo antico, un mondo che va via, come vado via io. Poi il Santo, la gara con San Carlo per guidare Sezze, che Lidano Marchionne di San Carlo è pure lontano parente.

Quante storie… Con nonno Lillo sul carretto: un uomo tutto d’un pezzo, duro, mani di cuoio, che però mi metteva delicatamente la mantella per non farmi prendere freddo. Poi «ihi, ihi!» per far partire il mulo, «poggia moro!» per fermarlo sul posto, e per calmarlo nello spavento: «Oh, oh, bono, bono…». Quel “poggia” che da duro si faceva cioccolato; e anche a me, che avevo paura, arrivava una caramella alla menta.

A forza di raccontare mi sono dimenticato perché siamo qui. Lo faccio dire a Lidano Arduini, uarvono: «Per battezzare un asino davanti alla cattedrale di Santa Maria a Sezze, alle 12». Ci sono anche Lidano Giorgi e Lidano Di Tullio (sa gente Cavallo).

In fondo, un altro miracolo San Lidano lo ha fatto: ci ha portato a casa. Certo, poi ripartiremo, in fondo siamo di un altro mondo. Quello che aveva acqua puzza, cannelle, granunchi, mani di cuoio e una lingua che era greca? Latina? O francese?

I giornalisti sono lì ad ascoltare, interno bar Poeta, Latina. Lidano Caldarozzi spiega: «Vedete, noi abbiamo dato parole al mondo. Quando i francesi, con la grande Rivoluzione, ci portarono la libertà, ebbero in cambio granunchi fritti. Stupiti, chiesero: “Ma cosa sono?”. I setini risposero: “Granunchi!”. E da allora, in Francia, le rane si chiamano grenouille

 

PS: tesoriere della associazione Renato Grassucci