Oggi scade il taglio delle accise sulla benzina

Oggi scade il taglio delle accise sulla benzina

26 Agosto 2026 0 Di Davide Venditti

C’è una singolare miseria nella politica che, davanti a ogni aumento del prezzo della benzina, riscopre la virtù salvifica dello sconto fiscale. Accise, proroghe, compensazioni: cambia la formula, non cambia la sostanza. Lo Stato interviene a valle di un problema che avrebbe dovuto affrontare a monte.

Oggi scade il taglio temporaneo delle accise sul gasolio e, ancora una volta, il dibattito pubblico si concentra sulla necessità di prorogarlo. È comprensibile. Quando il costo dell’energia aumenta, il peso ricade inevitabilmente sulle famiglie, sulle imprese, sui trasportatori, sull’agricoltura e, attraverso una lunga catena di rincari, sull’intera economia nazionale. Ma proprio per questo il problema meriterebbe qualcosa di più nobile e lungimirante di una successione di provvedimenti tampone.

Perché una nazione non può affidare la propria sicurezza economica alla speranza che il barile costi meno domani.

Il prezzo del carburante è soltanto l’epifenomeno di una questione assai più vasta: la vulnerabilità energetica di un Paese che, quando i mercati internazionali mutano direzione, si trova costretto a scegliere tra due forme differenti di impotenza. Da una parte lasciare che l’aumento venga interamente assorbito dai cittadini; dall’altra utilizzare risorse pubbliche per attenuarne gli effetti. In entrambi i casi, il conto rimane. Cambia soltanto il destinatario immediato.

Ed è precisamente qui che dovrebbe cominciare una politica degna di questo nome.

Non nella perpetua rincorsa al prezzo della pompa, ma nella costruzione delle condizioni affinché quel prezzo abbia, sull’economia italiana, un potere sempre minore. Energia disponibile, infrastrutture adeguate, diversificazione delle fonti, capacità produttiva e autonomia strategica non sono formule tecnocratiche: sono gli strumenti attraverso i quali una nazione decide quanto essere padrona del proprio destino.

Lo sconto sulle accise può dunque essere necessario. Ma quando uno strumento concepito per fronteggiare un’eccezione diventa una consuetudine, l’eccezione ha già divorato la regola.

E l’Italia non può continuare a governare il proprio futuro attraverso proroghe.

Perché uno Stato autorevole non è quello che corre ogni volta a spegnere l’incendio con un secchio d’acqua. È quello che, dopo averne spento uno, si domanda perché l’edificio continui a prendere fuoco.

Il cittadino non dovrebbe attendere ogni mese il prossimo intervento del Governo per sapere quanto gli costerà riempire il serbatoio.

Dovrebbe poter vivere in un Paese nel quale la politica energetica sia abbastanza solida da rendere irrilevante la prossima emergenza.