La malattia di vivere sul tramonto

La malattia di vivere sul tramonto

1 Settembre 2026 0 Di Lidano Grassucci
Spesso il male di vivere ho incontrato: 
era il ruscello strozzato che gorgoglia,
era il ghermito
foglia secca,
era il cavallo stramazzato.
Eugenio Montale

 

 

Dario Franceschini ha il Parkinson, l’ex ministro della Cultura lo rende pubblico. La notizia mi riguarda per generazione. Convive, Franceschini, con la malattia dal 2020 e ora di anni ne ha 67. Lo dice in un mondo che, se stai male, ti allontana perché la malattia è vista come un “castigo di Dio”, senza che ci si domandi del peccato.
Io di anni ne ho 65 e ci sto dietro al ministro, da vicino. Vedo intorno a me tanto affanno; credo invece che ci sia bisogno di respirare piano, di non vivere facendo le scale di corsa, ma gradino dopo gradino. Senza cercare fiori, cieli o melassa, ma solo il passo bellissimo di esserci. Mi rendo conto che il mio è un tempo lungo — lungo nel corto che resta —, perché voglio gustarmi ogni respiro e viverlo con l’ossigeno nei polmoni. Quando ero ragazzo correvo per dimostrare di essere capace di cambiare il mondo e anche di non deluderlo; poi mi sono ritrovato nel mondo, e ho capito quanto sia importante questo aspetto che non avevo considerato.
Quindi? Dico quello che penso e non mi riguarda il buon gusto di dover vestire l’abito che non ho. Il Parkinson ti rallenta, ti rende incerto il cammino, ma non è forse questo il destino di tutti? Franceschini è un uomo di potere, un uomo di potere raffinato: ora è un bambino dal passo incerto.
Io? Confesso che ho paura. E allora cerco di stare come ci si mette davanti a un belvedere che dà sulla pianura, poi sulla linea di costa, sul mare e, tutt’intorno, sull’orizzonte. Voglio camminare, voglio andare, voglio seguire il percorso. E quando giungerò, sarò ancora nel viaggio: senza villaggio, castello o borgo antico.
Questo è. E se non va bene e serve il giullare? Rido, senza servire re o falsi modesti.
Serve essere come un bambino nello scoprire e come il vecchio che sono nel temere. E vivere? Da contemporaneo, senza escludere nulla.