Latina e la questione “zingara”
30 Settembre 2026La responsabilità penale è personale
(Articolo 27, comma 1, della Costituzione della Repubblica Italiana).
Osservo da fuori. Ormai sono vecchio e devo guardare alle cose con la prospettiva della pensione; la città futura non mi appartiene più. Per questo entro poco nel merito delle vicende quotidiane, ma quando ci entro mi piace andare a vedere il loro sedime, le storie che si perdono nel tempo.
In questi giorni seguo il dibattito sull’assegnazione di una casa popolare a una componente della famiglia Ciarelli, una delle famiglie rom presenti in città da decenni (sono rom abruzzesi sono italiani dal medioevo).
Si dice che abbia parenti “discussi”, e per questo il suo nome finisce nel tritacarne della polemica.
Io ho una sorella che lavorava in Polizia come ispettore, ora in pensione: questo non fa di me un ispettore di polizia, così come il mio lavoro di giornalista non fa di lei una giornalista. Ognuno risponde di sé.
Davanti al male non dobbiamo rispondere con altro male. Se crediamo che la vita sia sacra e che l’omicidio sia la colpa più grave, non possiamo uccidere in nome della collettività: la vendetta non è un’opzione prevista dal nostro ordinamento, dalla civiltà di occidente.
Antonio Pennacchi viene spesso ricordato solo per i suoi pensieri “comodi”, ma lui era uno che amava essere scomodo. Sulla vicenda dell’ex presidente del Latina Calcio, Maietta, ricordò, senza mezzi termini, che la presa di distanza delle “brave persone” era legata anche al pregiudizio verso le persone di colore e gli zingari.
«Latina è una città razzista che ha abbandonato la squadra perché Maietta è nero e Cha Cha è zingaro», disse dal palco del teatro.
Al netto dei singoli protagonisti, quella tesi conserva tuttora la sua forza. Amo le minoranze, quelle che per loro natura sono diverse e per questo danno fastidio; non a caso i nazisti, nei campi di concentramento, rinchiudevano ebrei, rom, omosessuali, massoni, disabili, socialisti e anarchici.
È un retaggio profondo, lo stesso che riaffiorava quando in America si sosteneva che gli italiani non fossero “bianchi”.
Se ci sono anomalie nell’assegnazione delle case realizzate con i soldi dei contribuenti, spetta agli organi pubblici verificarlo. Ma nessuno, neanche il peggiore degli orchi, può essere condannato per il solo fatto di essere sé stesso. Addirittura Santa Romana Chiesa distingue l’ errore dall’ errante ed è dragoniana col primo, attenta al secondo.
Ribadisco: ogni persona risponde di ciò che fa. Non si diventa più onesti per il fatto di avere una famiglia perbene, né più malvagi perché si hanno parenti discutibili. Lo Stato ha il dovere della giustizia, mai l’arbitrio della vendetta.
Mi scuserete se la penso così. Vengo dagli ultimi della terra, dai cafoni, dai burini, dai poveri del mondo per dirla con Ignazio Silone, e so di non possedere nulla se non la prole. Guardiamo a chi ha diritto alla casa non per il cognome, la parentela o lo stile di vita, ma per il bisogno: quello è uguale per tutti e non fa eccezione.
Io la penso così, non credo di avere ragione, ma se non lo scrivevo avrei negato il mio torto.


