Il cocomero di Latina, storia di caricatori muscolosi e commendatori con le trippe a Rio Martino
25 Giugno 2019Mi sono arrivati i cocomeri di Latina, e ne parlano molto lontano da qua. “signora non prenda questi, guardi questo è di Latina, non se ne pentirà”. Non so se la signora conoscesse Latina, ma di certo ne conosce i cocomeri come fossero a se stanti, come il parmigiano che prescinde da Parma e da Reggio. I cocomeri sono stati il passo dell’agricoltura pontina dal grano e erba medica all’ortofrutta: dalla produzione di massa alla eccellenza nella qualità: dall’insapore al sapore.
Quando era stagione di cocomeri da giugno ad iniziare, a luglio e agosto per giocare duri, e un poco di settembre per finire l’agro diventava un “cocomereto”: camion su e giù, ragazzi mobilitatati per farsi qualche lira per la gita, per la scuola, per il motorino, per far vedere di esser grandi e per fare i muscoli. Il camion camminava piano e loro erano lanciatori e paratori in un ascensore spinto dalle braccia e dalle braccia ammortizzatori. Questo lavoro di carico si incrociava con il consumo del cocomero, lo scarico. Il cocomero “distribuito” accompagnava al mare, in Fiat 600, il lusso della giornata a mostra le chiappe chiare. Se i ragazzi facevano i muscoli i vecchi impiegati delle poste, quelli del dopolavoro ferroviario, evidenziavano nel bagnasciuga lo stato sociale raggiunto: la 600 in sosta sul lungomare, la camicia larga che esaltava il benessere della pancia, sotto un braccio l’ombrellone dall’altro il cocomero. Giunti dove il mare prova a “atterrare”, l’uomo di potere, il commendatore aspirante, faceva la buca per immergersi il cocomero e mantenerlo fresco (economia circolare), su ordini precisi di lavoro della “signora” che era già matrona. I ragazzi del carico sui campi del Grappa (nulla di eroico, intendo il borgo) erano tutti muscoli e ansia sociale, i commendatori in spiaggia erano evidenza sociale. Il cocomero era “testimone” di bagni con immersioni ad altezze d’acqua che non andavano mai oltre il punto in cui le gambe quasi finiscono nel bacino.
L’economia del cocomero era una filiera: dai campi di sabbia, alla sabbia come sepoltura. Poi alla mezza il rito e la spiaggia diventava una fraschetta, i bambini in fila con la preoccupazione che quell’acqua zuccherata li avrebbe tenuti lontani dall’acqua salata del bagno per almeno 4, dico 4 ore.
Siamo diventati marini per navigazioni di cocomero, siamo diventati civili per cocomero seppellito sulla sabbia. Dovremmo fare un monumento al cocomero pontino, ma noi ignoriamo le nostre storie.
Oggi il 25% dei cocomeri italiani nascono qui, nella terra dove per un tempo piccolo i cocomeri nascevano nelle terre del vento di mare e “morivano” mangiati in riva allo stesso mare.
Fotogramma del film: la famiglia Passaguai


