Sezze e i conti della cronaca “sessuale”

Sezze e i conti della cronaca “sessuale”

13 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Quando una cosa capita una volta, è il “destino cinico e baro”, quando si ripete diventa un sasso che se sbatte su di un altro può far frana. Sezze sale agli onori della cronaca, ed è la seconda volta, per reati, o ipotesi di reato, legato al sesso. Premetto che sono setino datato, che ora lo guardo dal piano, ma mi è presa brutta (l’età) la nostalgia intorno a ricordi, premetto che il sesso è la cosa più banale del mondo, tutti i viventi sono tali per via sessuale e quindi questa è la cosa più normale. Poi morali borghesi hanno fatto sembrare folle e sporco quello che è ragione e vita. Sezze è stata comunità timorata di Dio,m città di chiese e devozione e il cartello che alla Storta annuncia l’ingresso in questo mondo porta la scritta “Città della passione”, ma intesa come sofferenza del creatore per salvare la sua creatura.

Ma perché ora questa ipersessualità, perché sono coinvolte minorenni? Esiste uno slabbramento sociale, civile, si sta trasformando quella “passione” interiore in “passione” esterna. Una città che aveva l’emancipazione della conoscenza, il prestigio della saggezza, ora ha suv che sono incompatiboli con le “strette”, “rigettate” dai vicoli, impossibili anche nella strada grande. La mostra di un successo evidente ci ha reso prepotenti e l’amore si fa sesso che sta al rispetto come un suv  sta a via San Carlo.

Se ne dovrebbe discutere, e non certo io dal piano, ma da chi quell’apparire non ha voluto segnarlo nella agenda del dolore della comunità.

Il sesso non era potere, i bambini erano sacri, e lo era la rete sociale. Ora? Non segnalo questo perché è male, nel profondo, perché è rischio del nuovo mondo. Sezze diventa, se la leggi per cronaca, non diversa dalle città della periferia romana, il rischio è che gli anticorpi non ci siamo più, se non  si “rinnovano”, se non ci si confronta. La crisi non stava nelle deleghe agli assessori, ma nel ritiro della delega originale ai valori che hanno consentito a questo posto di non essere eguale, ma di essere se stesso.

La cronaca di questi giorni la puoi leggere uguale a Aprilia, a Cisterna, a Latina ma qui c’erano 2000 anni di storia che la facevano non banale.

Mi scuso sempre del mio sguardo all’insù, del prezzo che vi faccio pagare ai miei ricordi, ma le madri si amano anche quando non ci sono più, prendetela così, ma vi prego non fate finta di niente.