Latina, dal razionalismo della città all’anarchia del bosco
23 Settembre 2019Hanno firmato un protocollo di intesa Comune di Latina, Asl e Fondazione Caetani per i servizi sanitari. Bene, bravi, bis, ma io, se fossi stato il sindaco Damiano Coletta (che non sono) avrei chiesto alla Fondazione un “patto di competenze”, un grande accordo sulla città verde. Un patto dove la competenza di chi gestisce uno dei giardini più belli del mondo, Ninfa, si incontra con quella di chi gestisce il parco nazionale del Circeo, con l’istituto agrario, con il servizio giardini del Comune per fare un piano regolatore della città giardino. Per fare di Latina una città bosco, una Ninfa urbana e viva, un esperimento urbano in cui sia il verde il centro e le case il corollario. Invertire l’ordine delle cose, perché questo è tempo di naturalità non di artificialità. Un giardino che da sul mare, a Milano hanno fatto il bosco verticale, noi facciamo la città nel bosco con un grande piano di piantumazione di alberi e il ridisegno dei giardini pubblici e privati.
Latina un patto per la citta bosco
A Latina dovrebbero imparare a contestualizzare la loro città nel mondo, e a non pensare che il mondo ruoti intorno a noi. Oggi il confronto è su come tornare al verde, come salvare il pianeta; ci indigniamo per l’Amazzonia che brucia, ma nessuno collega quella tragedia alla cancellazione della foresta di Caserta che andava dalle porte di Roma a quelle di Napoli, in una delle aree più verdi di pianura d’Europa. Fu anch’essa una grande operazione di disboscamento per creare spazi agricoli e urbani esattamente quello che oggi contestano ai brasiliani. Naturalmente nessuno ha intenzione di mettere la retromarcia nel grande orologio della storia, ma certo è che bisogna avere consapevolezza dei fenomeni e saperli comparare. Latina oggi dovrebbe essere capace di essere protagonista del cambiamento, partendo dalla conoscenza di se stessa. Un grande piano di “rimboschimento” degli spazi che occupiamo sarebbe una grande occasione di contribuire a un nuovo modello di sviluppo. Serve qualità della vita che è anche qualità del territorio e creare antidoti al processo di periferizzazione dell’intero agro pontino.
Un patto di armonizzazione dunque con gli spazi agricoli che non sono più spazi vuoti in attesa di urbanizzazione, ma che invece diventano il modello di recupero degli spazi malamente urbanizzati. Una Pantanello urbana che coinvolge anche le associazioni agricole e la rete di sapienza degli agricoltori. Cambiare logica urbana. Ma ci vuole fantasia e coraggio qui dove ancora siamo al mito della bonifica e a 4 edifici pubblici spacciati per New York. O morire banali o alzate la posta… verde.
Nella foto il Bosco Verticale di Milano


