La rosa col caffè che “uccide” il virus, pensare capoculo ci salverà

La rosa col caffè che “uccide” il virus, pensare capoculo ci salverà

10 Maggio 2020 1 Di Lidano Grassucci

Il calabrone, data la forza delle sue ali, il suo peso e tutti gli altri volanti, non dovrebbe volare… invece vola. Tutte le teorie sono vere e dimostrate, tranne sto calabrone. I dati sulla ripresa sono disastrosi, la convivenza col virus è inquietante. Mentre ci balocchiamo su tragedie epocali gli inquilini dell’Ater scoprono un nuovo senso civico e fanno a gara a risistemare le aree comuni, a borgo Sabotino si sono messi insieme per fare la spesa nei negozietti per non morire e non farli morire, ragazzi, come Latina Emergenza cibo, non hanno aspettato aiuti dall’alto, ma hanno aiutato. Il presidente della regione Liguria, Toti, annuncia riaperture dei bar, a Borgo Carso il Bar Lodi non ha aspettato i clienti ma ci è andato con una rosa per ogni mamma, e lavora, facendo lavorare anche il fioraio.

Ecco questi, ma l’elenco sarebbe più lungo ma la memoria mi fa difetto, sono calabroni, non ci dovrebbero essere per la paura di morire, invece innovano vivendo: volano.

Se fossi un sindaco nelle mie dirette non direi ciò che “concedo”, ma racconterei ciò che vi siete inventati, della rosa, della solidarietà, delle tante sarte che fanno mascherine dicendo a tutti i loro nomi, uno per uno.

Fa rumore la paura, in silenzio cresce la foresta. Chi predice il futuro proietta l’oggi nel domani che crede, ma nel mezzo c’è il genio di qualcuno che porta le rose alle mamme e la bellezza riparte.