Il Covid di oggi e i ragazzi coresi di El Alamein

Il Covid di oggi e i ragazzi coresi di El Alamein

24 Ottobre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Un sabato nel covid, dentro la peste di un secolo che accenna la sua corsa. Oggi piove, un tempo di questo tempo parlavamo di olive, di funghi e chi aveva coraggio anche di memoria per il ricordo dei morti che stanno per venire. Oggi siamo qui a contare la paura che il male ci sfiori, a spostare il confine di un male che si avvicina. E intorno parlano insapienti sapienti, medici alle prese con una scienza che non li aiuta più.

Mi arriva un comunicato del Comune di Cori, ricordano i ragazzi di la su che hanno combattuto a El Alamein, ragazzi di Cori della Pavia. Quei ragazzi strani che in un deserto, non certo loro, restarono oltre l’ultima possibilità, oltre ogni razionalità. Per una guerra evidentemente perduta, per una Patria che ne aveva offese 100 ma era la loro uguale e non potevano accettare la resa, la viltà, la rassegnata fuga.

La ricordano quei coresi che nelle loro colline hanno le radici come gli ulivi e di questi la medesima memoria. Ringrazio il sindaco Mauro De Lellis che li ha ricordati i ragazzi della Pavia, i ragazzi di Cori della Pavia.

E guardateci oggi che abbiamo paura di una mascherina, insofferenti ad un giro di meno in piazze già deserte.

Noi, invece, oggi siamo lumache nella loro tana e non sappiamo uscire, la paura della pioggia, dell’umido che è, invece, la ragione che stiamo qui.

Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia                                 
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno

Sabato nel villaggio, Giacomo Leopardi 

In questa peste è solo un giorno da contare, una paura da passare con gran fretta. La peste che ci perseguita, che sporca l’aria, le mani, i marmi, le maniglie dei portoni, e uccide il fiato. Già ho il fiatone.

Come cambiano le cose, come mutano le cose. Fino a ieri avrei corso a perdifiato, oggi ho paura del mio “fiatare”.

“Sai chi si è sentito male?”

E la linea del fuoco è più vicino e non abbiamo i polmoni dei ragazzi di Cori che il nemico lo hanno combattuto fino all’ultimo colpo di fucile e poi anche col coltello, ma la storia corre la sua corsa. Per noi è importante restare senza rassegnarci finchè ne abbiamo.

 

Nella foto una scena del film El Alamein, la linea del fuoco di Enzo Monteleone