Treno dixit al Covid/ Il viaggio che fece il papa: anche nelle tragedie si deve pur ridere

Treno dixit al Covid/ Il viaggio che fece il papa: anche nelle tragedie si deve pur ridere

16 Novembre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Dicono sia un tempo triste, un mio amico, Roberto Lodi detto l’assessore, sul treno mi fa notare la tristezza dei miei ultimi articoli. Conferma anche Motodonna, il marinaio e lo spagnolo. Mi so fatto triste?

Sale sul treno un signore ha due mascherine Fp 3, una sopra l’altra. C’è da ridere? Beh le mascherine fanno le orecchie a topolino perfino a Belen, a noi ci rovinano.

Chi dice che la mascherina è democratica? In treno i viaggiatori non parlano, tranne noi.

Cosa si può fare per ridere? Si guardano le orecchie a topolino, si pensa ad un mondo diverso… ma che dico, si puliscono tutti le mani: abbiamo mani, non pulite, ma nette, nettissime. Così piene di alcol che cantano e non le controlliamo più. Abbiamo mani ubriache.

Al bar siamo ritti come fusi, ma non ci siamo accorti del viaggio raccontando fregnacce assolute: “Anche un cuoco può essere utile in una bufera. Anche in mezzo a un naufragio si deve mangiare” Canta così Francesco De Gregori di Il cuoco di Salò. Anche nella tragedia:

Alla sera vedo donne bellissime
Da Venezia arrivare fin qua
E salire le scale e frusciare
Come mazzi di rose
E il profumo rimane nell’aria
Quando la porta si chiude
Ed allora le immagino nude aspettare

Al mattino non hanno pudore
Quando scendono per colazione
Puoi sentirle cantare

Ecco questo tempo di una guerra dove gli americani sono un vaccino da sperare, i partigiani infermieri e medici a rischiare la loro vita per salvare il vivere di tutti e talvolta si perde.

Ma bisogna pur ridere in questo treno che va diritto a Roma in una città che ha visto pesti, guerre, trionfi, sconfitte, benedizioni e maledizioni, fuochi di cristiani, sogni di streghe e ci ha riso sempre sopra.

Guardo l’assessore e decido: te faccio papa, basta mediocrità serve un poco de papità ma l’estate invece di andà a Castelgandolfo ti fermi a Borgo Carso. Lodi ci sta, e si pò andà a lavorà.

Il covid? Passerà.

Insomma in treno abbiamo fatto un papa, e se arrivavamo a Viterbo facevamo nostro Signore.

Motodonna ci guarda con l’aria di chi viaggia accanto alla follia. Roberto me pare Papa.

PS, comunicazione interna: sottolineo che, generosamente, Roberto ha fatto cardinale Furlanetto