Quell’incontro tra Joyce e Nenni nella Trieste sabauda
15 Gennaio 2021Durante queste strane vacanze natalizie di semi-reclusione, sono riuscito finalmente a dare un minimo d’ordine alle cataste di libri e pubblicazioni accumulate nel mio piccolo studio di casa. In mezzo a romanzi di Ellroy e biografie di Churchill ho ritrovato un libricino ingiallito, mai letto, che comprai due o tre anni fa alla Bancarella del Professore di Piazzale Flaminio. La noia delle feste e la curiosità mi hanno portato a leggere in una sola giornata questa breve biografia, che nemmeno io so perché acquistai; forse solo per via del curioso titolo: “Memorie di un Alpino che si fece Maestro”.
Lo aveva scritto un signore triestino vissuto nel secolo scorso e che aveva combattuto negli alpini la Prima Guerra Mondiale. Si chiamava Benito Furlan e dopo la fine delle ostilità, avrebbe fatto il maestro elementare nella sua città.
Nel libro racconta la storia della sua partecipazione alla Grande Guerra iniziata con tanta passione ed amor patrio e terminata con il disgusto e la rabbia per quell’inutile strage in cui vide morire molti sui commilitoni; fucilati spesso più che dagli austriaci, da italiani come lui, ma con la divisa da carabiniere, in quanto accusati di diserzione dalle gerarchie militari. Da quello che ho capito il momento più bello di quella tragica esperienza fu per il futuro maestro Furlan l’incontro, durante una convalescenza all’ospedale di Udine nel 1916 con il Caporale Nenni di Faenza.
Si trattava di quel Pietro Nenni, allora repubblicano ed interventista, che poi sarebbe diventato, tanti anni dopo, il “patriarca” del socialismo italiano ed anche Ministro della Repubblica. Benito ci era finito in ospedale ad Udine in quanto si era beccato una scheggia di granata austriaca nella gamba destra, mentre Nenni aveva rischiato di andare al creatore perché un barile di polvere da sparo era esploso a pochi metri dall’osservatorio in cui era di stanza.
I due giovani soldati, tra una puntura ed un bendaggio, fecero amicizia subito anche perché, per curiosa coincidenza, entrambi erano diventati padri mentre erano al fronte ed avevano dato lo stesso nome alle figlie, Vittoria.
In più Furlan si chiamava Benito come Benito Mussolini che a quel tempo ancora non era il Duce ma il compagno di battaglie politiche del Caporale Nenni. La parte più sorprendente del racconto è però un episodio di cui racconta l’autore verso la fine del libro e che sarebbe avvenuto a guerra ormai finita, nella Trieste occupata dalle truppe del generale Carlo Petitti di Roreto ed in procinto di diventare italiana.
Il 15 maggio del 1920 un maestro Furlan felicissimo ricevette l’inaspettata visita dell’amico Nenni che si trovava di passaggio a Trieste verso il Caucaso. Il futuro segretario del PSI era nel frattempo diventato infatti, oltre che attivista politico molto noto alle questure del Regno, anche giornalista e faceva l’inviato all’estero per il giornale “Il Secolo”.
Benito gli diede appuntamento al Bar Pasticceria Pirona in Largo della Barriera Vecchia, uno dei bar più belli e caratteristici della città, oltre che luogo d’incontro preferito per letterati ed intellettuali. Nenni ordinò un “nero” corretto che in triestino non è altro che caffè rinforzato con un goccio di grappa e Furlan una cosa nuova dal nome strano che arrivava da Padova, lo Spritz.
Dopo i convenevoli su mogli e pargoli e ricordi di guerra, Benito chiese a Pietro cosa avessero intenzione di fare per il dopoguerra nel suo partito, il Partito Repubblicano. La riposta di Nenni, tra imprecazioni in romagnolo e gesti frenetici delle mani, lo lasciò di stucco. “Ma val là, mi son reso conto che sono un patacca a stare coi repubblicani. Qui non è più questione solo di Repubblica o Monarchia sai? La lotta di classe è il problema centrale! La guerra
è stata solo una trovata che ha favorito chi comanda. Quelli li (indicando due alti ufficiali seduti a poca distanza da loro) ci han fatto sterminare a Caporetto ma ora è peggio di prima per noi. Comandano sempre padroni e preti e agli altri che gli resta? Un tozzo di pane! ma dalle parti mie lo sai che dicono? che pân de padron lè sempar amer. Lo sai che ti dico Benito? Io mi son stufato, mi faccio socialista adesso”
A quella frase finale, mi faccio socialista, non sobbalzò solo Furlan, ma pure i due ufficiali del regio esercito, che per poco non caddero a terra. Invece un signore elegante che gli dava le spalle si girò verso i due giovani e sorrise a Nenni. Era uno straniero magrissimo e sulla quarantina con occhialetti tondi e baffi spioventi.
I due ex commilitoni lo avevano notato appena entrati nel bar perché continuava a scrivere freneticamente su un mucchio di fogli pieni zeppi di scarabocchi neri, blu e rossi.
L’uomo elegante parlò con un’unica emissione di suono “You cannot become a socialist. You are a
socialist because you are human”. Nenni “Come scusi?”
Lo straniero chiarì paziente “Sono irlandese. Parlo male l’italiano. Mi viene naturale iniziare la conversazione in inglese. Mi chiamo James Joyce e sono socialista. Le volevo dire che una persona non diventa socialista, ma lo è per natura in quanto essere umano, quando ama gli uomini più di Stati, Sovrani e Sacerdoti. Lei già era socialista solo che non lo sapeva. La guerra glielo ha spiegato”
Nenni “Ah. Grazie. Effettivamente lo penso pure io adesso. Comunque sono Pietro Nenni e lei è uno scrittore immagino. Di cosa si sta scrivendo? Politica? Joyce sorridente “In un certo senso si. Scrivo di umanità e quindi di politica. Questo è l’ultimo capitolo di un mio libro. Si intitola l’Ulysses”. Nenni curioso “Lo leggerò”. Joyce scuotendo la testa “Se riuscirò mai a pubblicarlo per intero e soprattutto se qualche matto lo vorrà tradurre nella vostra bella lingua”
Nenni conclusivo “Non si preoccupi, qui da noi una cosa che non manca mai sono i matti”.
Aveva ragione Nenni. L’Ulisse in italiano lo hanno davvero poi tradotto. Uno dei “matti” che si sono azzardati, lo conosco pure io.. E’ un professore universitario e si chiama Enrico Terrinoni ed ha frequentato il liceo Dante Alighieri
a Latina nei miei stessi anni. Se non sbaglio pubblicò la sua versione tradotta in italiano nel 2012 per Newton Compton. Leggetelo magari ci trovate, nascosto tra le righe, qualche riferimento che confermi l’aneddoto su
Nenni di Benito Furlan.
PS Sicuramente qualche storico metterà in dubbio l’episodio narrato, anche perché l’autore potrebbe (dico potrebbe) sembrare non essere mai esistito.. Inoltre, avendo per errore smarrito il libretto del Furlan il giorno della Befana causa qualche brindisi di troppo, non posso ormai portare delle prove certe per quanto da me scritto.
Si dirà, quindi, che mi sono inventato tutto, ma poco male. Avrò ricordato due grandi uomini di cui quest’anno si celebrano due anniversari importanti, a poca distanza di tempo l’uno dall’altro. Il 13 gennaio sono ottant’anni dalla morte del grande scrittore irlandese, mentre il 9 febbraio saranno centotrent’anni dalla nascita di Pietro Nenni.
Davide Facilepenna


