Gianfranco Compagno ucciso dal Covid. Se ne va un pezzo di storia di Aprilia
1 Febbraio 2021Una strada romana, e poi il Mercato dei fiori di Aprilia. Inizia così la mia storia professionale e di amicizia con Gianfranco Compagno. L’ho conosciuto a Campoverde, era l’estate del ’98, un’era geologica fa. Quando i pezzi li inviavo ad Aprilia con il fax, gli sms non c’erano e le telefonate da cellulare costavano così tanto che si utilizzavano solo per comunicazioni brevi e urgenti. Era un’estate calda, come sono calde le estati di pianura, e io seguivo le tracce di una strada romana.
Ora, se ad Aprilia accade qualcosa, qualunque cosa, Gianfranco Compagno c’è. C’era. Faccio fatica a parlare al passato. Gianfranco era lì a cercare la storia della sua città, che era molto di più di una “città fondata da Mussolini, in provincia di Latina ma con il prefisso telefonico di Roma”. Per me era un posto opaco, sconosciuto. Nonostante i soli 20 chilometri di rettilineo che lo separano dal capoluogo, io Aprilia la conoscevo pochissimo. E non conoscevo nessuno di Aprilia. Ad Aprilia si sono compiuti alcuni dei miei sogni. Che forse si sarebbero compiuti lo stesso per altre vie, ma sta di fatto che è successo ad Aprilia e ad Aprilia mi ha introdotto Gianfranco.
Torniamo a quella mattina, credo di agosto, del ’98. Gianfranco ha saputo dei resti di questa via romana e arriva, impeccabile con il suo papillon. Si presenta, è il caporedattore del quindicinale “Il Pontino”, cerca notizie e cerca anche qualcuno che le scriva. Vengo reclutata immediatamente. È da lì che è iniziato il mio viaggio ad Aprilia, che è proseguito sulle frequenze di Studio 93 e poi sulle pagine del Territorio, nei servizi di Tele Etere, sul palco del Teatro Europa.
E che continua ancora oggi, quando la mia nuova vita professionale mi lascia spazio, è ad Aprilia che preferisco andare.
Ma ora devo parlare di Gianfranco. Mi rendo conto che sto tergiversando nei ricordi perché mi viene proprio difficile pensare che il Covid se lo sia portato via.
Parto dai suoi suggerimenti: «Portati sempre due penne, perché una ti potrebbe finire. Oppure un collega te la potrebbe chiedere». E come gli piaceva quando qualche collega rimaneva senza penna. Gliela prestava con generosità, ma non mancava di sottolineare che lui di penne ne aveva sempre due. Sempre con la macchina fotografica in mano, se ti serviva una qualunque foto di Aprilia, lui ce l’aveva «Puoi pubblicarla, ma per favore metti il mio nome«. L’evoluzione fu il registratore. Chiunque abbia registrato un’intervista sa quanto è noiosa la “sbobinatura” e parlo dei tempi in cui non esisteva alcuna app che lo facesse, anzi le app non esistevano proprio. Ma Gianfranco era in grado di sbobinarsi ore e ore di parlato.
L’evoluzione è stata la telecamerina e quindi il cellulare per realizzare video interviste. «Ma tu, Maria, sei stata la prima a farlo». Uno dei pochi che me lo ha riconosciuto.
Non ha mai cancellato una mail, credo che la sua posta elettronica sia un archivio senza uguali.
Ho detto prima del Mercato dei fiori. Mi commissionò questo articolo e io non sapevo di cosa si trattasse. Nel 1998 le cose non si trovavano su internet. Mi attacco all’elenco del telefono, chiedo, mi appassiono. C’è stata anche una prima pietra. A cavallo dei due millenni le prime pietre andavano tantissimo. Gianfranco mi chiamava: vieni che mettono la prima pietra. E poi c’era il pranzo, la compagnia dei colleghi, gli scazzi continui. Anni lontani da ogni crisi, con i giornali che aprivano, con Gianfranco che rivendicava la paternità di aver avviato al lavoro di giornalista tanti ragazzi – ed era vero – e si rammaricava che questi ragazzi lo avessero dimenticato, non scrivessero più per Il Pontino prima e per Il Giornale del Lazio dopo. Ma li teneva d’occhio. Se scrivevano qualcosa che lui riteneva imprecisa, scattava la telefonata con ramanzina di almeno tre quarti d’ora.
Ciao Gianfranco, la tua assenza si sentirà. Non scrivevo da un mese. Ricomincio da oggi, ricomincio con te e da una strada romana scoperta nell’estate di ventitrè anni fa.
Alla famiglia Compagno le condoglianze della redazione di Fatto a Latina. Un grande abbraccio a Giorgia.
I funerali si terranno mercoledì 3 febbraio alle 11 presso il sagrato della Chiesa San Michele Arcangelo di Piazza Roma.


